GLI ULTIMI ARRIVATI…

MARINA LENTI

Dal 2009, curiosità e approfondimenti sul mondo di Harry Potter e sul genere Fantastico

LA RECENSIONE DEL MAIALINO DI NATALE

Non delude affatto il nuovo romanzo per bambini di J.K.Rowling, Il Maialino di Natale; anzi, conferma ancora una volta che la vena fiabesca è quella che meglio le si addice. Vi si ritrovano infatti le due caratteristiche identificative della sua scrittura: una sfrenata fantasia accompagnata a momenti di gustoso umorismo.

 

Per non fare spoiler, dirò solo che la trama ruota attorno alla ricerca di un pupazzetto, di nome Mimalino, da parte del bimbo suo proprietario e da parte di un altro pupazzetto che lo assisterà nell’ impresa (il Maialino di Natale, appunto).

Come in ogni romanzo di formazione, il viaggio rappresenta il percorso di crescita non solo del protagonista, ma anche quella di tutti i personaggi chiave della storia. E per accompagnarci in tale percorso, ancora una volta la scrittrice si inventa un intero mondo, con una società e delle leggi ben precise: si tratta del mondo dove finiscono gli oggetti smarriti, chiamato Landa dei Perduti.

Questa società è gerarchica. Al vertice della piramide c’è il Perdente, creatura che prima o poi divora i malcapitati oggetti, mentre coloro che fanno rispettare i suoi ordini si chiamano Modulatori.

Ogni oggetto ha un carattere psicologico che riflette la loro essenza: ad esempio, oggetti come un paio di orecchini di diamanti sono estremamente vanitosi, mentre i Modulatori sono tutti oggetti dal potenziale distruttivo, perché sono tutti in grado di tagliare, pungere, frantumare o battere gli altri oggetti loro sottoposti.

Come ogni società, anche la Landa dei Perduti è sottoposta a precise regole. Ad esempio, “le cose che vengono perse dentro le altre cose perse devono restare perse nelle cose perse. È la legge”. Quindi le prime non verranno ritrovate finché non saranno ritrovati i loro contenitori, coi quali finiscono per condividere totalmente la sorte, essendo legati a doppio filo.

E’ il sentimento degli umani verso le cose smarrite a indicare i luoghi dove queste dovranno andare a risiedere, perché tale sentimento determina il valore reale dell’oggetto a prescindere dalla sua preziosità oggettiva. Tuttavia, in quei luoghi si recherà solo la loro essenza, non l’oggetto fisico che li racchiude. Quest’ultimo resta invece nel mondo reale – alla stessa stregua con cui, in un ipotetico Purgatorio, un umano trasferirebbe solo al propria anima – restando nel luogo dove è stato effettivamente perso (o anche solo ceduto tale). Per creare un’essenza negli oggetti, questa traslazione di sentimento deve però essere abbastanza profonda, e lo è tanto di più quanto più a lungo l’oggetto ha ‘vissuto’ con il suo proprietario. Illuminante, a questo proposito, il seguente dialogo fra il Maialino di Natale e Jack:

 

Il tuo piumone è nuovo?”.

Sì” – rispose Jack.

Allora non avrà molte delle tue emozioni dentro di sé. È questo che Sveglia alle cose. L’uso e le emozioni umane che assorbono”.

 

Questa familiarità rende anche più buono l’odore delle cose, un aspetto sensoriale primario a cui i bimbi sono molto sensibili (pensiamo del resto all’esempio concreto e mondano gli oggetti di gomma da mordere nella fase di dentizione, che sono leggermente profumati di vaniglia per risultare più invitanti). Infatti il Maialino di Natale, rimpiazzo dell’ultimo minuto per consolare Jack della perdita di Mimalino, ha un odore di niente, che sa di negozio di giocattoli e moquette.

Nella Landa dei Perduti, però, non finiscono comunque solo gli oggetti smarriti, ma anche le emozioni, come ad esempio i dolori o i brutti vizi, quando un umano se ne sbarazza.

 

Questa deliziosa fiaba, ispirata da una coppia di pupazzetti del figlio della scrittrice, ha anche una venatura ecologica, in quanto insegna implicitamente ai bambini ad aver cura delle proprie cose e a non sprecarle. Ma è anche intrisa di molti momenti di tenerezza, fin dalle prime righe, dove viene descritto l’aspetto di Mimalino:

Le zampette soffici erano della misura giusta per asciugare una lacrima”.

 

Il romanzo sembra comporsi di tre momenti. Anzitutto quello introduttivo, dove si fa conoscenza del bimbo protagonista e dell’ambiente in cui egli vive e dove la Rowling fa mostra di un’assai sensibile capacità introspettiva dell’infanzia. Ciò, in parte, grazie al suo passato di insegnante e, in parte, al fatto che, come ha sempre dichiarato, ella si ricorda perfettamente di cosa significa essere piccoli e completamente alla mercé degli adulti.

Segue poi il momento successivo al Passaggio attraverso la Soglia del mondo ‘alternativo’, con tutto il sense of wonder che lo accompagna, che rappresenta anche il nucleo centrale della narrazione. Qui vi è solo un momento di stanca, quello che precede la cattura dei Protagonisti da parte dell’Antagonista. Ma si tratta di un momento non troppo lungo.

Infine, vi è la fase della risoluzione, una parentesi molto bucolica (sentimentalmente parlando, perché l’ambientazione è alquanto tropicale) dove, ancora una volta, la Rowling ci parla della sofferenza del Distacco e della conseguente crescita interiore che essa comporta. Senza peraltro trascurare il tema, anch’esso sempre ricorrente nelle sue Opere fantastiche, dell’amicizia, dell’amore (anche quello non corrisposto e, perciò, meravigliosamente incondizionato) e del sacrificio di sé (sia Jack che il Maialino di Natale amano al punto di essere disposti a correre il rischio di perdere la propria vita).

 

Dopo L’Ickabog, la scrittrice conferma dunque ampiamente che Harry Potter non è stato un felice caso. La stoffa c’era allora e c’è ancora. Ed è sempre preziosa come lo era quando iniziò a essere intessuta su un treno, in un ormai lontano giorno di mezza estate, attraverso la visione di un bimbo con una cicatrice a forma di saetta.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *