The Cursed Child non merita la spendita di tante parole, perché è sostanzialmente una fan fiction. La più costosa al mondo, ma pur sempre una fan fiction.

Mettere in piedi un baraccone del genere per una trama che sembra l’incrocio fra La Vita E’ Meravigliosa e Ritorno al Futuro, quando invece l’unica storia che meriterebbe di essere raccontata è quella del Primo Ordine della Fenice a partire dalla Hogwarts dei Malandrini, appare solo il puntiglio della Rowling di voler tenere malamente fede al voto di non scrivere più di Harry Potter. Malamente perché comunque, con questo lavoro, l’ha praticamente già fatto.

 

 

 

 

Che dire poi della ridicolaggine totale della figlia di Voldemort e di Bellatrix? E meno male che in passato la scrittrice aveva criticato Guerre Stellari per la soluzione “Luke, io sono tuo padre”! Non solo la figlia dei due è la scontatezza più gettonata di qualsiasi fan fiction, ma non sta neanche in piedi. Non sta in piedi perché non c’è, nell’ultimo libro, una situazione che possa far sospettare una Bellatrix in dolce attesa e quindi questa novità si amalgama nel tessuto precedente come potrebbero amalgamarsi acqua e olio. Ma c’è di più. Nel sesto libro la Rowling era riuscita a dare finalmente profondità a un Voldemort che, fino a quel momento, era apparso un cattivo alquanto di cartone. E lo aveva fatto conferendogli precisi tratti psicotici, fra cui quello di rifuggire il contatto con le persone, non solo emotivo ma anche fisico (vedasi l’incontro all’orfanotrofio con Silente) e concepire un figlio con qualcuno è quanto di più vicino, in termini emotivi e fisici, si possa fare.

Né, del resto, Voldemort ha mai mostrato di preoccuparsi di altro che della sua ricerca dell’immortalità personale e quindi il motivo per cui a un certo punto possa aver sentito il ‘solletico’ di intrattenersi, anche solo per puro sfogo ormonale, con Bellatrix Lestrange, appare totalmente risibile.

Resta qualcosa di pregevole, allora, in questa sceneggiatura? Sì. Il sense of humour, che indubitabilmente è presente, e l’approfondimento del personaggio di Draco Malfoy, che emerge come un ex bambino competitivo solo perché spinto, come accade spesso nella realtà, da un genitore estremamente ambizioso. Questo è coerente anche con la sua storia pregressa, visto che Malfoy non ha comunque avuto il coraggio di uccidere Silente e questo è senza dubbio indicativo di un’indole non tanto malvagia quanto, piuttosto, debole e plagiabile perché fondamentalmente alla ricerca dell’approvazione altrui.

Un’altra cosa che ho apprezzato, anche se mi chiedo quanto possa essere fondata , è la dolcezza di suo figlio, mentre ho trovato scontato l’antagonismo Albus Severus v. Harry, che poggia sulla logora base della sindrome del genitore famoso. YAWN!

Infine, ho trovato interessante il fatto che in questo lavoro si torni a ponderare il discorso profezia-predestinazione-libero arbitrio, un tema che avevo sviscerato a lungo ne La Metafisica di Harry Potter.

Che questi lati positivi siano però sufficienti a tenere in piedi il lavoro, è un altro paio di maniche e non nascondo di aver faticato ad arivare alla fine, prendendomi nel frattepo molte pause.

In definitiva, ritengo che di The Cursed Child non si sentisse alcun bisogno e che la Rowling abbia gettato alle ortiche, in un soffio, anni di duro e paziente lavoro di costruzione di un mondo coerente e senza contraddizioni (anche se il settimo libro mostrava già qualche cedimento).

Attendo ora, con un’aspettativa assai negativa (ma questo anche prima dell’uscita di questo volume), il film sugli Animali Fantastici. Secondo me, abbiamo iniziato a scavare e ho la sgradevole sensazione che la cosa continuerà…