Mi è capitato sott’occhio quest’articolo dell’Examiner, dove una giornalista parla dell’ennesimo delirio legislativo britannico, il Vetting and Barring Scheme, secondo cui qualunque persona che tenga lezioni nelle scuole (inclusi dunque gli scrittori per ragazzi come J.K. Rowling) dovrebbe registrarsi in apposito database, oltretutto dietro corresponsione di ben 64 sterline, inteso per proteggere i bambini dai pedofili. In soldoni, vale a dire che qualunque esterno vada a tenere una lezione in una scuola deve iscriversi, entro l”ottobre di quest”anno, a un elenco che implicitamente lo qualifica come potenziale pedofilo da schedare in via preventiva.


La faccenda, in un primo momento, non può lasciare che basiti. In un secondo momento, invece, si fa mente locale su tutti gli scempi legislativi e giurisprudenziali attuati negli ultimi anni in tutto il mondo e ci si ”basisce” un po’ meno, vedendo che il trend dell”insipienza legale non sta facendo altro che continuare a veleggiare sereno come ha sempre fatto. Certo, non rallegra, ma come dicevo, attenua lo stupore al punto di giungere a non meravigliarsi più di nulla…


Ma questa è solo la premessa all”argomento di cui intendo parlare, perché il VBS non ha comunque attinenza con gli argomenti che tratto in questa sede. Ciò che invece volevo esaminare è come l”antipatia – anche se magari giustificata – possa portare una giornalista, in questo caso la signora Laura Harrison McBride, a travisare i fatti in merito alle cause legali che hanno riguardato J.K. Rowling.