J.K ROWLING E STEPHENIE MEYER A CONFRONTO PDF Print E-mail
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Wednesday, 26 August 2009 02:00

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Tra Joanne Rowling e Stephenie Meyer intercorrono, dal punto di vista anagrafico, più di dieci anni. Le loro storie di vita, prima del successo, sono profondamente diverse: piuttosto dura quella della prima, relativamente tranquilla quella della seconda.

Confrontando la loro storia editoriale, colpiscono invece più le somiglianze che le differenze:

- entrambe hanno tratto ispirazione da un determinato tipo di ‘visione’: una visione a occhi aperti la Rowling, un sogno vero e proprio la Meyer;

- entrambe hanno fatto leggere il manoscritto solo alla propria sorella;

- entrambe hanno scritto sodo mentre avevano bimbi piccoli da curare;

- entrambe hanno totalizzato una media di una dozzina di rifiuti o non risposte alle prime lettere inviate ad agenti/editori;

- entrambe sono state pescate (o ripescate, nel caso della Rowling), per un caso fortuito, dalla cosiddetta ‘slush pile’, ossia dalla pila dei manoscritti non richiesti dall’editore/agente;

- entrambe, infine, hanno riscosso grandissimo successo in tutto il mondo e hanno visto tradurre in pellicola i loro libri.

Persino i nomi del loro ‘pigmalioni’ combaciano parzialmente, in un bizzarro gioco di coincidenze: la Rowling trova un agente in Christopher Little, la Meyer un editore in Little & Brown. [...]

 

Veniamo ora alle differenze:
- l’aspirazione di vita: la Rowling ambiva a essere pubblicata dall’età di 6 anni; la Meyer non ci ha mai pensato;

- la pianificazione: la Rowling progetta la Pietra Filosofale (così come l’intera saga) in modo maniacale; la Meyer, per Twilight, viaggia a braccio man mano che procede con la stesura;

- gli anticipi riscossi (750.000 dollari la Meyer, 1500 sterline la Rowling, pari poco più di 2400 dollari, ma il divario è spiegabile anche nel fatto che proprio la Rowling ha cambiato profondamente il volto e il modus operandi dell’editoria e la Meyer è uno dei beneficiari indiretti);

- il tempo di gestazione e stesura del primo volume (3 mesi in tutto la Meyer, 10 e 5 anni rispettivamente la Rowling);

- infine, il loro approccio al fandom.

Riguardo a quest’ultimo punto, noto il divario maggiore. La Rowling, forse per una questione di diffidenza anagrafica verso Internet, o forse per il fatto che l''estrema povertà non le ha permesso subito una connessione, approda in Rete quando Harry Potter è già un fenomeno mondiale.

La Meyer invece la usa per le ricerche del suo libro e, da subito, mette in piedi un sito - tuttora molto modesto - col quale interagisce personalmente, non solo postando in un blog ma rispondendo e scambiando pareri, anche se la seconda attività oggi non è più possibile a causa del livello di popolarità ottenuto e della conseguente mole di tempo e lavoro che ciò richiederebbe.

Il sito della Rowling arriva solo nel 2003 (siamo al quinto libro), ed è faraonico, tanto da meritarsi vari premi. Ma la scrittrice lo usa per lo più come strumento di marketing e solamente una tantum, per rinfocolare la curiosità dei fan mediante la creazione di giochi-indovinello alla caccia di indizi sui nuovi libri o di aneddoti sui vecchi. Il diario arriva solo in un secondo momento, così come le risposte alle FAQ. E di nuovo, sono mezzi sfruttati una tantum, con cadenza diluita e differita, mentre l’interazione diretta non è possibile perché all’esordio in Rete la popolarità dei romanzi è già immensa.

Se dunque l''uso della Meyer è quello precipuo del mezzo - l''interazione costante e diretta e quasi in tempo reale, anche se ora solo parzialmente per i motivi già evidenziati - la Rowling ne fa un uso da star anni ''70, lontano e inavvicinabile anche nelle aree che le consentirebbero di mostrarsi altrimenti.

 

Questo approccio distaccato al proprio fandom si ripercuote anche nella discutibile scelta di bloccare il Lexicon di Steve Vander Ark. Una delle mosse più antipatiche che un autore possa fare (e infatti è stato stigmatizzato da altri famosi scrittori di Fantastico come Neil Gaiman e Orson Scott Card), considerato anche il fatto che il Lexicon non era il primo libro che raccoglieva alfabeticamente il materiale dei romanzi.

Non starò a ripercorrere qui la vicenda, ma vi rimando a questo e a questo link in cui trovate tutta la cronaca.

Anche in questo caso, la Meyer sceglie l''approccio opposto: Lori Joffs, la Vander Ark della situazione, era una fan che aveva riscritto il primo volume della serie dal punto di vista di un altro personaggio e l’aveva postato su fanfiction.net. L’elaborato si può ancora trovare qui.

La Meyer non solo la recensisce, ma le lascia la sua mail personale. Le due iniziano a chiacchierare e la Joffs le chiede il benestare per un Twilight-dizionario on line. La Meyer non solo accetta ma fornisce alla fan informazioni aggiuntive di cui fare tesoro. In pratica tutto quello che Vander Ark ha chiesto invano alla Rowling.

Si può certamente obiettare che, finché il Lexicon è rimasto on line, anche la Rowling l’ha grandemente lodato. Certamente, intanto però non l’ha mai neppure supportato attivamente come ha fatto la Meyer fornendo materiale inedito.

Si può anche obiettare che, finora, la Joffs non abbia palesato l’intenzione di tradurre su carta la sua opera di catalogazione e dunque la Meyer è più tranquilla. Forse anche perché la Meyer è stata più furba (o anche solo meno oberata) della Rowling producendo già una guida alla propria opera.

O forse perché alla Joffs non interessa pubblicare, oppure non ci ha ancora pensato. A questo punto sarebbe molto interessante se lo facesse, in modo da poter vedere la reazione della Meyer anche di fronte a un’eventualità di questo genere. Non che non ci siano già guide di Twilight non ufficiali in giro, come ad esempio questa, ma ciò dimostra ben poco, visto che, come dicevo poco sopra, anche su Harry Potter erano già state scritte molte guide/dizionario su carta e nessuna è stata investita di una causa in grande stile. Può essere che nessuna fosse percepita minacciosa come quella così completa di Vander Ark? E’ un’ipotesi, ed è un’ipotesi che si può applicare anche alla Meyer.

A chiusa di questo confronto vi lascio con uno sketch-parodia sulle due scrittrici. Craig Ferguson, che impersona la Rowling, ha realizzato tutta una serie di siparietti su di lei (li trovate eventualmente su Youtube) e in questo episodio si confronta con la sua ‘rivale’. Come vedrete, non si tratta di comicità arguta e sottile, bensì di comicità piuttosto immediata e a volte crassa sullo stile delle comiche di Benny Hill. Pare comunque che in America la parodia piaccia molto.

 

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