SITO PERSONALE DI MARINA LENTI

Dal 2008, curiosità e approfondimenti sul mondo di Harry Potter

PROSSIMI EVENTI

Per inviti a conferenze  o per l’organizzazione di seminari a tema potteriano/Fantastico potete scrivere a info@marinalenti.com

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13.05.18- Un Viaggio nella Terra di Mezzo (3 ed)

Castello di Galliate (NO) – h. 17,00

Hobbitologia

  • presentazione dell’antologia saggistica dedicata a Lo Hobbit

Intervengono anche Paola Cartoceti, Cristina Donati, Paolo Gulisano, Martina Frammartino

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27.05.18 – Favolare

Castello di Piovera (Alessandria) – h 12:00 e h 15,30

I 20 anni della Camera dei Segreti

  • conferenza

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23.06.18 – Festival Univercity 2018

Università di Genova  – h 16,00

Harry Potter: come nasce una saga da 450 milioni di lettori

  • conferenza

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24.06.18 – Inchiostro, festival dell’editoria indipendente

Crema –  centro culturale S. Agostino – h 16,00

J.K. Rowling, l’incantatrice di 450 milioni di lettori

  • conferenza
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L’INCANTESIMO HARRY POTTER: UN VIAGGIO LUNGO 12 ANNI

Su questo blog parlo raramente di me e dei miei libri, se non per segnalare gli eventi più importanti a tema cui prendo parte (ma il più delle volte mi limito a segnalarli su Facebook, Twitter e sul calendario di questo sito).

Oggi voglio fare un’eccezione e parlare de L’Incantesimo Harry Potter. A fine articolo spiegherò perché.

 

L’Incantesimo Harry Potter è stato il mio primo saggio.

Mi fu commissionato dalla casa editrice, nella persona di Franco Clun (uno dei soci di allora) dopo solo 3 mesi dal mio inizio di collaborazione con FantasyMagazine, di cui all’epoca Franco era il curatore.

Fu una sfida, ma decisi di provare a coglierla e sarò sempre grata a Franco per avermi dato questa prima opportunità, per la fiducia accordatami e per aver visto delle potenzialità nella mia scrittura.

 

All’epoca (2004), Harry Potter era già un fenomeno letterario e cinematografico, ma non si era ancora giunti ai livelli di ‘follia collettiva’ che sarebbero stati poi raggiunti con l’uscita del sesto e del settimo romanzo della serie e che, ancora oggi, genera centinaia di eventi solo in Italia.

Pertanto, la produzione saggistica sul tema che attualmente – sempre in Italia – conta più o meno una quarantina di titoli, contava un solo volume, Harry Potter e l’avventura di crescere, un saggio di taglio pedagogico scritto dalla psicanalista Rita Ricci.

 

Optai per un approccio a 360°, che fornisse un panorama, sia al neofita che all’appassionato, sulla sua genesi, sull’analisi della sua espressione letteraria e cinematografica e, infine, sugli assortiti corollari che ruotano attorno a qualsiasi fenomeno di costume.

Fu apprezzato dalla maggior parte del pubblico potteriano; poche furono le voci critiche dello zoccolo duro dei fan, che mi accusarono (peraltro senza averlo mai letto) di “voler fare soldi alle spalle di JKR”. Una critica che ho sempre trovato sciocca e naif. Sciocca perché la saggistica, dalla notte dei tempi, esiste e ha una sua dignità che solo chi non conosce questo genere può bollare in questo modo. E naif perché scrivere un saggio su un argomento molto popolare non significa guadagnare somme vicine al fenomeno, nemmeno lontanamente. A parte rari casi, in Italia ancora più rari, e di solito casi di narrativa e non di saggistica, scrivere fa guadagnare piccole somme, quando va bene, e quasi nulla, quando va male.

Per contro, il tempo dedicato alla ricerca e alla stesura non prende mai meno di un anno (è il caso dell’Incantesimo, dunque, è un lavoro che si fa per passione, diversamente lo stesso tempo speso dietro al lavoro ‘vero’ è molto più remunerativo.), ma può arrivare anche a cinque. Quest’ultimo è il caso della Metafisica di Harry Potter, anche se in tale lasso va conteggiato il fatto che, parallelamente, ho intrapreso la stesura di un romanzo; ma anche dividendo per due fanno pur sempre due anni e mezzo. Tuttavia, come diceva Ende, questa è un’altra storia e dovrà essere raccontata un’altra volta…

 

Ritorniamo dunque all‘Incantesimo… Col tempo, è diventato un punto di riferimento sia per gli appassionati che per parecchi studenti universitari che hanno affrontato Harry Potter come tesi.

Queste sono quelle di cui sono direttamente a conoscenza, ma sono sempre pronta ad aggiornare l’elenco se qualcuno di voi vorrà segnalarmene altre:

 

  • La semiotica e la fiaba moderna – Da Propp a Potter

L’elaborato, lungo 60 pagine, è stato presentato da Pia Ferrara per l’anno accademico 2005/ 2006 del corso di laurea triennale in Scienze della Comunicazione presso la LUISS di Roma.

 

  • Harry Potter – un fenomeno intergenerazionale: uno studio empirico

L’elaborato, lungo 86 pagine, è stato presentato da Vincenzo Pinello per l’anno accademico 2006/2007 del corso di laurea in Scienze della Comunicazione presso l‘Università degli Studi di Palermo.

 

  • Nuove varietà per la comunicazione multimediale. Il caso delle fanfiction su Harry Potter

L’elaborato, lungo 247 pagine, è stato presentato da Valentina Pedroni per l’anno accademico 2007/2008 del corso di laurea in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Modena e Reggio Emilia.

 

  • La magia del racconto di J. K. Rowling nella saga e nel cinema

L’elaborato, lungo 138 pagine, è stato presentato da Fabiana Spaggiari, per l’anno accademico 2008/2009 del corso di laurea di Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi di Parma.

 

  • Harry Potter – Crescita di un adolescente

L’elaborato, lungo 65 pagine, è stato presentato da Giulia Losi, per l’anno accademico 2009/2010 del corso di laurea di Scienze della Formazione presso l’Università degli Studi di Verona.

 

  • Da Oliver Twist a Harry Potter – Come è cambiata la narrativa per ragazzi

L’elaborato, lungo 218 pagine, è stato presentato da Chiara Podano, per l’anno accademico 2010/2011 del corso di laurea di Editoria Multimediale e nuove professioni dell’informazione presso l’Università La Sapienza di Roma.

 

  • La saga di Harry Potter: fabula, trame allegoriche e la rilevanza di The Deathly Hallows

L’elaborato, lungo 87 pagine è stato presentato da Ottavia Ghelardoni per l’anno accademico 20112012 del corso di laurea di Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi di Pisa.

 

Altri saggisti mi hanno fatto inoltre l’onore di usarlo come fonte bibliografica nei seguenti volumi:

 

  • Ilaria Katerinov, Lucchetti babbani e medaglioni magici, ed. Camelopardus, 2007.
  • Simone Regazzoni, Harry Potter e la filosofia, ed. Il Melangolo, 2008.
  • Francesca Barbolini, Effetto Harry Potter, ed. Il Foglio, 2009.
  • Valentina Oppezzo, Harry Potter al cinema, ed. Le Mani, 2010.
  • Maria Teresa Trisciuzzi, La “polvere scintillante” della conoscenza e il conflitto tra autorità e libertà in Philip Pullman. Le nuove strade fantasy della letteratura per ragazzi, Ricerche di Pedagogia e Didattica – Journal of Theories and Research in Education, Vol. 5, no.2, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2010
  • AA.VV., Potterologia, ed. Camelozampa, 2011.
  • Silvana De Mari, La realtà dell’orco, ed. Lindau, 2012.
  • Silvana De Mari, L’ultimo nemico che sarà sconfitto è la morte, AA.VV., Il Fantastico per ragazzi: luci e ombre di 10 serie di successo, ed. Runa, 2016.

 

Di molti ho fatto anche la recensione, anche se dal cambio di template avvenuto ormai due anni e mezzo fa non ho ancora avuto il tempo di ricaricarli tutti, sto continuando a caricare vecchi articoli poco a poco ma erano tanti e il processo va rifatto tutto a mano, purtroppo.

La vita editoriale del titolo è stata molto fortunata: la prima edizione, presentata in anteprima alla Fiera di Torino (da un’autrice completamento in panico, non avevo mai parlato da un palco, figuriamoci uno così blasonato!) ha vinto il Premio Italia 2007 e si sono succedute ben quattro edizioni, due in cartaceo e due in ebook, anche se ormai tutti fuori catalogo. Eccoli in dettaglio:

 

  • L’incantesimo Harry Potter, Delos Books, 2006, ISBN 88-89096-38-1 (cartaceo)
  • L’incantesimo Harry Potter, 2ª ed., Delos Books, 2007, ISBN 978-88-89096-76-5 (cartaceo aggiornato al quinto film e ad anticipazioni del sesto libro)
  • L’incantesimo Harry Potter, 3ª ed., Delos Books, 2010, ISBN 978-88-6530-091-6 (ebook)
  • L’incantesimo Harry Potter, 4ª ed., Delos Books, 2012, ISBN 978-88-6530-386-3 (ebook aggiornato con un capitolo aggiuntivo dedicato al fenomeno Pottermore)

 

Recentemente, ho scoperto che la prima edizione, andata esaurita è diventata addirittura un articolo da collezione, come riporta questo sito specializzato in rarità librarie. Della seconda mi restavano ancora pochissime copie autore che ho esaurito due mesi fa. Adesso anche quella tiratura è esaurita. La terza edizione, la prima in ebook, è stata ovviamente ritirata quando abbiamo fatto uscire la quarta col capitolo aggiuntivo. Quest’ultima è andata poi fuori catalogo, per naturale decorrenza del contratto che non ho voluto rinnovare (perché non amo gli ebook), quattro anni fa.

 

E siamo arrivati finalmente al perché ho voluto tracciare la storia di questo saggio: fin dalla conclusione della saga cartacea e cinematografica, avrei sempre voluto fare un’edizione aggiornata che esaminasse i due volumi e i tre film rimasti fuori, oltre a implementare alcune vecchie parti alla luce della marea di informazioni uscite dopo l’ultima versione ebook. Ho anche un editore che si è detto interessato a considerarne la pubblicazione cartacea.

Poiché si tratterebbe però di un aggiornamento che richiederebbe parecchio tempo sia in ricerca che stesura, e poiché la vita, il lavoro (quello ‘vero’) e l’uscita di altri libri non mi hanno mai permesso di affrontare il compito, l’ho sempre rimandato a tempi migliori.

 

Non ho più intenzione, l’ho dichiarato più volte, di scrivere di Harry Potter, ritenendo di aver detto tutto quello che avevo da dire (anche se molto ci sarebbe ancora da dire, ma ho preferito concentrami su altri progetti, come Hobbitologia e altre cose attualmente in cantiere). Tuttavia, terminare L’Incantesimo resta ancora fra i miei traguardi, perché sento di voler dare un compimento al volume che ha iniziato tutto e che in questi quattordici anni mi ha consentito di conoscere persone meravigliose e di fare esperienze straordinarie. E adesso che non si trova più in giro neanche una copia, credo che il momento sia davvero arrivato.

Spero dunque di trovare il tempo (e il coraggio) per affrontare questo nuovo e impegnativo compito entro l’anno venturo, che fra l’altro rappresenta per me una ricorrenza molto speciale e quindi mi piacerebbe celebrarla con una ‘milestone’ di questo tipo.

E spero che coloro fra voi che mi hanno seguita fin qui vogliano seguirmi anche in questa simbolica chiusura di un ciclo, prima di consegnare Harry alla storia e, forse, dedicarmi ad altri progetti.

LA STREGA DI NOTTURN ALLEY

Non accade sempre come è accaduto nel caso di Robert Pattinson: partecipare ai film di Harry Potter quando si è sconosciuti non porta automaticamente a successive offerte in grado di trasformare gli attori in star hollywoodiane.  


Infatti il colpo di fortuna di Pattinson – che da comprimario potteriano nella parte di Cedric Diggory è diventato, proprio grazie a quell’esposizione mediatica, coprotagonista nella saga di Twilight – non si è verificato nel caso dell’attrice Jenny Tarren. Quest’ultimo rimane tutt’oggi un nome assolutamente sconosciuto ai più, specialmente fuori dal Regno Unito.
 
La Tarren ha rivestito i panni della strega che, quando Harry finisce accidentalmente a Notturn Alley nel corso degli eventi della Camera dei Segreti, gli chiede se si è smarrito. E ha raccontato dettagliatamente la sua esperienza su set potteriano attraverso il suo sito.


A questo link potete leggere come ha ottenuto la parte, mentre a questo c’è un’interessante spiegazione di come è stato realizzato il suo trucco.
A questo link, infine, c’è la cronaca delle riprese giorno per giorno: una sorta di diario appassionato e dolcemente nostalgico.


Purtroppo si tratta di materiale in lingua inglese, ma se avete qualcuno che possa tradurvelo (o se volete provare a farvelo tradurre da Google), vi raccomando di leggerlo, perché è davvero uno spaccato di prima mano molto interessante sul dietro le quinte dei primi film.

 

 

I 20 ANNI DI HARRY POTTER E LA PIETRA FILOSOFALE A FAVOLARE

Domenica 27 maggio sarò, assieme all’amico Paolo Gulisano, alla manifestazione FAVOLARE, che si terrà al Castello di Piovera (AL).

 

L’evento, che ha per tema le fiabe e quindi vedrà i cosplayuer e gli scenari  più svariati, è organizzato da Organizzato dall’associazione Contea del Falcone e dal Castello di Piovera.

 

Io parlerò di Harry Potter e Pietra Filosofale, in occasione del ventennale della sua pubblicazione italiana, mentre Paolo parlerà di Tolkien (con un intervento previsto per  le ore 14:30 dal titolo  “C’è un drago nel Regno!”).

 

Qui di seguito, invece, la mia ‘tabella di marcia’ della giornata:

 

– ore 11:00 incontro per autografare i libri, con gli “studenti di Hogwarts“, presso il Ghirigoro a Diagon Alley.
– ore 12:00 conferenza “I 20 anni della Pietra Filosofale” (durata 30′ circa), Area Conferenze Cantine del Castello.
– ore 15:30 conferenza “I 20 anni della Pietra Filosofale” (durata 30′ circa), Area Conferenze Cantine del Castello.
– ore 17:00 incontro per autografare i libri, con gli “studenti di Hogwarts“, presso il Ghirigoro a Diagon Alley.

 

Vi aspetto!

L’ANTAGONISTA NELLE FAN FICTION POTTERIANE

Creare per il proprio eroe un antagonista credibile è una delle sfide più difficili per chi affronta la scrittura.

Nel caso delle fan fiction si può usare una comoda scorciatoia, utilizzando qualche Mangiamorte già creato dalla Rowling o lo stesso Voldemort.

Questa soluzione è però anche la meno creativa, e quindi la meno soddisfacente. Perché invece non creare un Mangiamorte nuovo di zecca? Oppure un mago dedito alle Arti Oscure, anche se non direttamente affiliato a Voldemort e ai suoi seguaci? O addirittura, un mago oscuro che si pone in antagonismo con Voldemort? Gli spunti, come si vede, sono molteplici, ma in questo caso, per fare un ‘cattivo’ credibile e non una semplice ‘figura di cartone’ senza spessore, ci vogliono alcuni accorgimenti.

Anzitutto, il pubblico deve percepire il cattivo come una minaccia concreta e inevitabile sul cammino dell’eroe-protagonista (sia che questo ruolo venga rappresentato da Harry o da qualcuno dei suoi compagni oppure da qualcuno dei maghi dell’Ordine della Fenice, anche di vostra invenzione).

Quindi il cattivo deve presentare un mix di caratteristiche come si ritrovano in tutte le persone reali: nessuno è un concentrato di Male puro, persino Voldemort ha offerto a Lily di salvarsi la notte del massacro a Godric’s Hollow, quando era ormai era diventato l’apoteosi di un mago oscuro, e tutto ciò solo per accontentare la richiesta di Piton.

Bisogna inoltre tenere presente che i percorsi mentali del cattivo, che a noi appaiono giustamente aberranti, a quest’ultimo sembrano perfettamente coerenti, proprio perché il suo cervello ragiona in una sorta di ‘cortocircuito’, per cui se per un cervello normale il presupposto A conduce alla conclusione A1, per quello di un cattivo conduce alla conclusione B secondo un percorso distorto ma che, pur nella sua distorsione, ha una logica interna.

Da questo discende che le azioni del cattivo non devono essere guidate semplicemente dal desiderio di fare del male di per sé o comunque da azioni totalmente scollegate fra loro. C’è sempre una ragione sottesa alla azioni umane (giusta o sbagliata che sia) e, anche se il cattivo fosse completamente matto, un esame clinico approfondito mostrerebbe comunque una ”logica” in quel che fa, per quanto incomprensibile dall’esterno. Spesso, nella percezione comune, un matto è qualcuno che fa qualcosa senza motivo, mentre il realtà non è mai così e procedendo in questo modo avremmo un classico matto di cartone, lo stereotipo dello scienziato pazzo che vuole distruggere tutto solo “perché è pazzo”. Si tratta evidentemente di una tautologia che dunque non fornisce alcuna profondità psicologica al personaggio che si tenta di creare.

I criminologi sanno bene che quei detenuti che vogliono farsi passare per matti per evitare la detenzione, spesso incorrono in errori di questo tipo e dunque, per provare che sono matti, rispondono ai medici in modo palesemente contrario al buonsenso, ma senza alcun fondamento. Un classico dei test di questo tipo è la domanda sul colore della neve: la casistica medica ci dice che il ‘peracottaro’ che si finge matto dirà, nella maggioranza dei casi, che la neve è nera. Solo perché il nero è il contrario del bianco e, secondo una concezione diffusa, il matto fa le cose normali a rovescio. La pazzia invece segue sempre un proprio filo interno, per quanto deviante e assurdo (e a volte dagli effetti condannabili) possa risultare a una psiche normale: dunque è importante non incorrere nel medesimo svarione di cui sopra.

Un esempio eclatante e sicuramente esasperato, ma valevole per illustrare immediatamente il punto: un personaggio che desse fuoco alle case perché detesta mangiare i cavolini di Bruxelles, non avrebbe alcuna coerenza interna. Se è un piromane che si concentra sulle abitazioni è perché queste ultime, per lui, hanno qualche valore simbolico (che dovrete costruire e a un certo punto della storia dovrete mostrare) e perché il fuoco ne rappresenta un altro (che dovrete costruire e altresì mostrare) e infine perché il vedere bruciare qualcosa gli provoca una determinata sensazione piacevole per via di un terzo motivo riposto nel segreto della sua psiche (che dovrete costruire e mostrare).

Guardate quel che ha fatto la Rowling nel Principe Mezzosangue: ci ha mostrato un Tom Riddle in cui la brama di potere e il narcisismo crescono man mano che egli apprende nuovi saperi e ha illustrato, inanellandoli con coerenza e grazie all’ottimo espediente letterario del Pensatoio, gli episodi che rappresentano pietre miliari di questo cammino psicologico. Il desiderio di autoaffermazione per dominare chiunque e qualunque cosa, è quindi l”elemento scatenante che lo porta a immergersi sempre più nelle Arti Oscure e a schiacciare chi gli sta intorno. E un tale desiderio nasce e si sviluppa sul terreno più adeguato: un anonimo orfano che si sente diverso e migliore rispetto agli altri bambini, che cova vendetta verso il padre che l’ha privato di tutto e che identifica la stirpe di quest’ultimo come responsabile finale dei propri malesseri.

Una buona psicologia del cattivo sarà inoltre uno dei fattori di ‘presa’ sul lettore: egli vorrà cercare con tutte le sue forze di capire con che razza di assurda logica proceda questo personaggio, poiché entrare nella sua ottica gli può permettere di indovinare quali azioni il cattivo ha in serbo contro l’eroe.

Per chiudere, la ciliegina sulla torta: ricordiamoci l’affermazione della Rowling, quando dice che un cattivo convincente deve macchiarsi dell’uccisione di personaggi amati dal pubblico. Lezione imparata da Stephen King che, nel suo ”On Writing”, raccomanda all’autore di “uccidere i propri cari”.

Siate dunque preparati a sacrificare qualcuno dei personaggi della vostra fan fiction che vi stanno particolarmente a cuore, sia che si tratti di caratteri mutuati dalla saga che di nuovi personaggi di vostra creazione.

AL CASTELLO DI GALLIATE (NO) PER PARLARE DI HOBBITOLOGIA E DI HARRY POTTER

Domenica 13 Maggio 2018, dalle ore 10.00 alle ore 19.00 il Castello Visconteo Sforzesco di Galliate (NO) sarà invaso da elfi, stregoni, nani e hobbit che vi faranno rivivere le avventure dei protagonisti de “Il Signore degli Anelli” e “Lo Hobbit”.

All’evento parteciperò, in compagnia di Paola Cartoceti, Cristina Donati, Paolo Gulisano,  Martina Frammartino, per parlare  di “Hobbitologia- 10 sfaccettature per leggere Lo Hobbit”

Si tratta dell’antologia saggistica multiautore che abbiamo ideato e scritto per Camelozampa, in cui io mi sono occupata del ruolo del cibo nel romanzo, in maniera analoga (anche se qui molto più succinta poiché trattasi di saggio breve e non di saggio in volume) a quanto ho fatto in Harry Potter, il cibo come strumento letterario.

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