(Attenzione, spoiler moderati)

Sì è parlato molto, prima e dopo la sua realizzazione del fan film Voldemort the origin or the heir. Una produzione tutta italiana, ancorché recitata in inglese, finanziata mediante crowdfunding e permessa da Warner nonostante sia, tecnicamente, una palese violazione del copyright potteriano, ancorché sotto osservanza di precise condizioni.

Se è senza altro la più famosa, non mi pare, però, la meglio riuscita. Ci sono state produzioni migliori, in passato, soprattutto, per la sceneggiatura, che è il punto debole di un lavoro altrimenti molto ben curato ma che, in quanto ossatura principale di un film, è il punto cruciale. Vero è che The origin of the heir credo sia la più lunga storia mai realizzata, con cinquanta minuti circa di girato. Ma proprio perché la maggior lunghezza consentiva un miglior sviluppo della trama, la sceneggiatura avrebbe dovuto essere, a mio avviso, più attenta.

Invece non solo nei primi cinque minuti appare assai confusa, con quel suo sovrapporsi di duelli troppo serrati e di flash back, ma anche troppo lunga e non riesce a catturare lo spettatore proprio in quei preziosi minuti iniziali dove la sua buona disposizione è massima.

Le cose poi migliorano e la storia prende il suo abbrivio, eppure ci sono dei punti che gridano assolutamente vendetta perché la vicenda è sì composta da alcune parti inventate, ma anche da alcune parti che, sebbene i romanzi non mostrino direttamente, conosciamo comunque per via indiretta. Sappiamo perciò l’effettivo svolgimento dei fatti e anche che taluni personaggi hanno caratteristiche fisiche e psicologiche che non corrispondono alla rappresentazione di questo cortometraggio. Sotto questo ultimo profilo, per esempio, sappiamo che Epzibah Smith è una donna molto grassa, mentre l’attrice prescelta è di corporatura assolutamente normale. Sappiamo anche che Voldemort non decide di agire contro di lei, per impossessarsi della coppia di Tassorosso e del medaglione di Serpeverde durante la visita in cui gli vengono mostrati, ma che lo fa successivamente. E posso capire che, nel linguaggio cinematografico la condensazione di più fatti in un unico episodio sia uno strumento utile per accorciare i tempi, ma il mio disagio di fronte all’interpolazione resta.

Ancora, nel fan film viene mostrato un flash back di un piccolissimo Tom Riddle in braccio a Merope mentre gioca col medaglione, ma questa scena non può avere mai avuto luogo, visto che la madre di Voldemort muore poco dopo il parto. Non si tratta di piccoli particolari, ma di circostanze importanti ed è irritante vederle trattate con tale superficialità.

Un’altra cosa impossibile è il fatto che Voldemort possa aver accettato di far parte dei club degli eredi dei fondatori. Sappiamo infatti che è sempre stato un individualista sociopatico, la cui unica brama è sempre stata sempre quella di voler primeggiare e di avere una schiera di ammiratori attorno. Giammai quindi avrebbe accettato di lavorare a livello paritario con altri studenti, fra l’ altro tutti di abilità inferiore. Voldemort infatti si dimostra socievole solo in determinate occasioni, con interlocutori da cui sta cercando di trarre un vantaggio immediato. Nei libri ne sono un esempio, appunto, la falsa cordialità dimostra a Epzibah per avere accesso ai suoi tesori, oppure con Lumacorno quando vuole estorcergli l’informazione su come creare più horcrux o ancora quando, già diplomato, si reca da Silente per richiedere la cattedra di Arti Oscure. La Rowling, nel sesto romanzo, ha fatto un lavoro di profilazione accuratissimo e anche se nei restanti romanzi il Mago Oscuro è invece tratteggiato in maniera molto cartonata, Il Principe Mezzosangue rimane una pietra miliare da studiare attentissimamente per chi voglia comprendere a fondo la personalità di Tom.

   Può passare, invece, la trama principale nella ricerca del diario ,anche se non si capisce perché sia dovuta finire ambientata in Russia e anche se i Russi che la catturano sembrano usciti dai cliché dei film di spionaggio americani. C’è tuttavia, anche qui, un elemento che si amalgama a fatica nel tessuto del Canon: sappiamo infatti che Bellatrix, pur nel modo distorto in cui un’altra sociopatica qual è lei possa amare, è appunto innamorata di Voldemort o quantomeno di ciò che egli rappresenta. E poiché il suo futuro marito Rodolphus Lestrange, appare fin dai tempi di Hogwarts nel circolo privato di Tom Riddle, è ragionevole pensare che anche ella fosse già stata ammaliata dal fascino oscuro del promettente mago. Ora, è pensabile che l’erede di Grifondoro, anch’ ella innamorata di Tom in questa fiction, sia stata lasciata libera di nutrire la propria passione senza che una rivale come Bella e il suo caratteraccio psicopatico abbia provato a interferire? Certo, il fan film non dice nulla a riguardo del contrario, ma ugualmente, lungo tutta la sceneggiatura, si avverte la sensazione che il rapporto fra Riddle e la ragazza sia abbastanza esclusivo, proprio in virtù del fatto di aderire allo stesso club.

Tirando le somme, benché il cortometraggio sia ben recitato, ben girato, ben scenografato e ottimamente musicato, e benché, in particolare, il protagonista sia molto azzeccato e l’impegno profuso da chi ha realizzato il film sia assolutamente lodevole, la sceneggiatura, che come dicevo in apertura è poi la colonna vertebrale di un film, fa acqua da troppe parti e alla fine lascia con molto amaro in bocca.

Un vero peccato perché, con più attenzione verso quest’ultima, ne sarebbe uscito davvero un buon prodotto, proprio in virtù dei numerosi aspetti positivi appena evidenziati.