Due giorni fa, rispondendo a una domanda via Twitter, J.K. Rowling ha reso nota la forma del proprio Patronus (mentre già aveva dichiarato anni fa, in un’intervista, che il suo Molliccio sarebbe stato simile a quello della signora Weasley e che dunque avrebbe assunto la forma del cadavere di uno dei suoi tre figli.

L’animale indicato per il Patronus è dunque un pine marten, cioè una martora, piccolo mammifero onnivoro appartenente alla famiglia delle donnole.

E’ espressione di introversione, di chi ama lavorare in solitudine e soffre a stare sotto ai riflettori, tratti che inequivocabilmente sappiamo appartenere a questa scrittrice.

E’ inoltre depositaria di saggezza e furbizia, nonché simbolo di indipendenza e di capacità di essere in controllo della propria vita. Una lezione, quest’ultima, che la Rowling ha imparato dalla sua stessa, straordinaria esperienza.

La martora indica anche una riservatezza che però, all’interno della famiglia e della cerchia più ristretta degli amici, si scioglie dispensando affetto e giocosità.

Infine, la martora è espressione di un’energia che si concentra primariamente sul Sé e che sente spesso il bisogno di ritirarsi e spendere del tempo in solitudine. Anche questa caratteristica ci viene confermata in concreto attraverso la dichiarazione che il marito Neil Murray ha rilasciato al giornalista James Runcie nel documentario A Year in the life:


“Quando è molto stressata, si distacca e si fida solo di una persona, e quella [persona] è lei stessa.

Perciò ogni altra viene bloccata fuori e lei diviene sempre più stressata e sempre meno in grado di accettare qualunque aiuto […] e deve fare tutto da sola nonostante il fatto che sia impossibile fare tutto da soli”.

Che aggiungere dunque, se non che, scegliendo la martora, la Rowling dimostra di conoscere molto bene la propria base caratteriale e, al tempo stesso, di essere consapevole delle lezioni che ha assimilato nel corso della propria vita?