Domenica scorsa, alla Fiera del fumetto di Novegro, il portale Giratempoweb ha organizzato l’incontro con l’illustratrice Serena Riglietti, che sono stata chiamata a moderare. Quello che segue è dunque un breve resoconto di ciò che è emerso da quella chiacchierata.

Serena Riglietti è nata a Milano, ma a dieci anni si è trasferita a Pesaro, dove si è diplomata all’Accademia di belle Arti. E’ stata lei stessa a descrivere il meccanismo che l’ha condotta, nell’ottobre 1997, su un treno diretto a Milano, per bussare alla porta di Salani editore, armata della sua cartelletta di disegni:

Decisi che la mia vita doveva compiere una svolta e, se fosse andata male, forse avrei fatto la cuoca e oggi mi avreste vista a Masterchef”.

La disegnatrice ha aggiunto che questa è una testimonianza che le piace sempre condividere coi ragazzi, in modo da incoraggiarli a credere in se stessi, a prendere in mano le proprie sorti e ‘buttarsi’. Il gioco ‘o la va o la spacca’ sembra funzionare perché,dopo aver lasciato in visione i disegni, la Riglietti viene chiamata a illustrare “La casa per le bambole non si tocca” e quindi un nuovo romanzo inglese per ragazzi su cui Salani ha deciso di puntare molto: si chiama Harry Potter e la Pietra Filosofale, ma l’illustratrice deve lavorare senza poterlo leggere, basandosi solo sul racconto sommario fornitole dall’editore. Ecco perché, nella primissima versione della copertina, Harry compare senza occhiali e senza cicatrice, due particolari che verranno poi aggiunti i tutta fretta una volta afferratane l’importanza.

La mia prima domanda, a questo punto, ha riguardato un particolare che non solo ha incuriosito tutti i lettori, ma anche la stessa Rowling, che ne chiese direttamente conto a Salani:si tratta della presenza di quel cappello a forma di topo in testa ad Harry. La Riglietti è parsa girare un po’ intorno per trovare la spiegazione, ma alla fine ha dichiarato che le piace disegnare cappelli buffi e che questi sono un po’ una sua caratteristica.

Abbiamo proseguito quindi esaminando la copertina del secondo volume, La Camera dei Segreti. La disegnatrice ha spiegato che qui Harry è ritratto di spalle perché, approssimandosi la realizzazione del primo film, Salani voleva evitare che i personaggi delle copertine finissero per assomigliare agli attori che sarebbero stati scelti per interpretarli. Personalmente ho trovato la cosa assai bizzarra, visto che la Riglietti ha comunque un suo stile definito e che la faccia che lei ha dato a Harry si era già vista nel primo volume; tuttavia non essendoci rappresentanti di Salani da chiamare in causa per maggiori dettagli, abbiamo dovuto semplicemente prendere atto di quella strana ‘consegna’. A questo punto qualcuno dal pubblico ha chiesto il microfono e ha domandato se abbia mai avuto occasione di sentire la Rowling per qualche richiesta particolare da parte dell’autrice. L’illustratrice ha risposto di no, aggiugendo che avrebbe anche poco senso, in quanto l’illustratore fornisce, attraverso la propria opera, la propria ‘lettura’ della storia raccontata. La Riglietti sembra quindi trattare l’illustrazione libraria alla stregua del linguaggio cinematografico, prospettiva che però, personalmente, mi trova in disaccordo in quanto, a mio avviso, l’illustratore dovrebbe essere ‘al servizio’ della storia così come l’ha vista l’autore. Se ci sono autori e illustratori all’ascolto, non manchino di condividere, nei commenti qui sotto, la propria opinione: credo sarebbe interessante sentire le varie campane dei professionisti…

Ho colto, a questo punto, l’occasione di questa digressione per chiederle se aveva mai pensato di andare a vedere i lavori dei colleghi per confrontarsi, oppure se non l’ha fatto magari  per ‘timore’ di venire influenzata… La risposta mi è parsa piuttosto sorpresa e anche un po’ infastidita, anche se, altrettanto francamente, non mi sembrava di aver avanzato un’ipotesi così insolita e clamorosa:

“Non ci ho nemmeno mai pensato, la mia vita è stata così piena… Io ho uno Studio, insegno, ho due figli, ho viaggiato e ho fatto un sacco di altri lavori di illustrazione, non avrei proprio avuto il tempo”.

La disamina ha saltato inspiegabilmente il terzo e il quarto volume, forse perché privi di particolare aneddotica. La disegnatrice ha infatti più volte precisato di  avere molti buchi di memoria su ciò che è successo nei 10 anni in cui ha lavorato per Harry Potter; infatti era contemporaneamente impegnata in molte altre cose e dunque l’opera condotta sul maghetto non spicca, come potrebbe sembrare a noi appassionati, più di tante altre che ha eseguito. Si è, anzi, addirittura sorpresa dell’accanimento con cui la gente continua a domandarle esclusivamente di quelle tavole anziché interessarsi anche alle altre.

Si è dunque passati a focalizzare la quinta copertina, dove la disegnatrice si è diffusa in particolari, dichiarando di aver terminato il lavoro, in studio, poco prima di correre all’ospedale per la nascita del suo primo figlio. Ci ha raccontato infatti di essere stata chiamata al telefono dalla donna di servizio, la quale, non avendola trovata a casa, desiderava sincerarsi che fosse tutto a posto, visto che era appena scaduto il termine della gravidanza e ogni momento poteva essere quello buono. La Riglietti era intenta a finire il disegno e, assorbita dall’operazione, la aveva rassicurata distrattamente. Ma una volta terminato il lavoro e uscita dalla concentrazione, si era subito resa conto di non stare granché bene e dunque richiamò la signora chiedendole di essere accompagnata subito in ospedale. Così, anziché fare l’ingresso al reparto maternità con la valigetta con i propri effetti personali e i vestitini del nascituro, come tutte le future mamme, la disegnatrice entrò invece con la cartelletta che proteggeva la freschissima copertina dell’Ordine della Fenice, mentre all’attonito corriere incaricato del ritiro vennero date istruzioni di recarsi in ospedale anziché in studio, come avrebbe dovuto accadere normalmente.

Si è giunti quindi a esaminare Harry Potter e il Principe Mezzosangue, a proposito del quale ho chiesto alla Riglietti se, componendo con le rune il suo nome sul Pensatoio, avvesse inteso lasciare un sorta di firma peculiare sul disegno. Lei ha confermato, accennando poi alle ‘polemiche’ dei fan ‘linguisti’, che hanno a lungo disquisito sulla mancanza il segno corrispondente al suono “l”, equivalente alla lettera lagaz (o laguz).

A proposito di fandom, ha menzionato anche il fatto di aver dovuto far chiudere, tramite il suo avvocato, una pagina Facebook dal minaccioso titolo ‘Uccidiamo la Riglietti’. Un aneddoto di cui francamente ero all’oscuro: pur sapendo che la sua opera di copertinista è in genere poco apprezzata dai lettori italiani di Harry Potter, non pensavo che alcuni fossero mai giunti a questi livelli.

La disamina si è fermata al sesto volume e a quel punto ho aperto le domande al pubblico, che però è stato poco ricettivo: solo due ragazze si sono alzate. La prima le ha fatto una domanda sulle tecniche usate: la Riglietti le ha risposto di prediligere l’acquarello e di essere intervenuta anche, in parte, col digitale. Purtroppo non ricordo più con precisione la seconda domanda, anche perché non sono riuscita a udirla bene: rammento solo che aveva a che fare con la parte emozionale trasfusa nei disegni…

L’incontro è terminato quindi col mio congedo e, come da copione, con una lunga coda di gente in attesa di farsi firmare i libri.