J.K. Rowling e la levriera Sapphire

E’ piuttosto nota la passione di J.K. Rowling per i cani. La scrittrice ha avuto cani fin da bambina e tuttora ne ha in casa due esemplari: si tratta di un Jack Russell terrier di nome Butch e di una levriera di nome Sapphire, adottata al canile locale con una donazione di mille sterline (anziché le cinquanta richieste dal canile).

Il suo primo cane, invece, si chiamava Thumper e il fatto che il suo nome sia stato mutuato dal coniglietto dell’amato cartone di Bambi (in Italiano, lo stesso personaggio si chiama Tippete o Tamburino a seconda delle versioni), ha indotto la biografa Connie Ann Kirk (1) a ravvisare un’influenza del film disneyano nell’ideazione del Patronus modellato a immagine dell’Animagus James Potter, che viene in soccorso a Harry per la prima volta nelle vicende del Prigioniero di Azkaban.

Infatti, allo stesso modo in cui il giovane mago, in quel frangente, è minacciato dai Dissennatori e salvato dall’apparizione del cervo, così anche Bambi, che si trova in pericolo mortale perché i cacciatori gli hanno appena ucciso la madre, sarà tratto al sicuro dal proprio padre.

Qui lo spezzone relativo nella scena più straziante del cartone animato, ancora più straziante per un bambino perché rappresenta la realizzazione di uno dei suoi peggiori timori.

Qui invece la scena in cui compare il cervo-Patronus di Harry (che poi scopriremo essere stato evocato dal suo alter-ego, presente sulla scena grazie alla Giratempo).

La necessaria soppressione di Thumper, qualche anno più tardi, fu tra l’altro uno dei primi traumi nella vita della scrittrice. Non ebbero peraltro miglior sorte i due porcellini d’India succeduti al quattrozampe: finirono divorati da una volpe e alla futura scrittrice non restò che contemplare mestamente la ‘scena del delitto’ con quel che restava di loro.  E chissà se un po’ del dolore di Harry per la perdita di Edvige deriva anche da queste ultime esperienze d’infanzia…


NOTE

(1) C.A. KIRK, J.K. Rowling: a biography, Greenwood Press, Westport, 2003  pag. 16.