Lo confesso:  amo i lavori teatrali o cinematografici che si ispirano a Harry Potter,  non tanto per il prodotto stesso, spesso mediocre a causa della povertà di mezzi a disposizione, ma per lo spirito che li anima.

E’ bellissimo vedere tanti ragazzi impegnarsi a scrivere copioni, creare costumi, scenografie ed effetti speciali (per quanto rudimentali) e, infine, recitare il frutto di queste fatiche preparatorie.

Oggi vi propongo quindi una trasposizione in carne e ossa della fiaba dei Tre Fratelli Peverell. Si tratta di un cortometraggio di una dozzina di minuti realizzato come lavoro finale per una laurea in Produzione Cinematografica.

La recitazione non è un granché, soprattutto quella della Morte, che ritengo caricaturale, ma secondo me l’atmosfera ‘sospesa’ è comunque presente e c’è anche qualche buona trovata, come quella dell’assassino di Antioch Peverell che soffia sulla candela nella stanza del delitto. Non è certo una metafora nuova per indicare una vita che si spegne – nello stesso campo fiabesco ritroviamo l’esempio di Comare Morte dei Fratelli Grimm –  però è un buon  modo per alludere a un’azione cruenta come un’uccisione senza essere obbligati a mostrarla. A dire la verità mi aspettavo, per coerenza, qualcosa di altrettanto sfumato per l’impiccagione di Cadmus, come la proiezione di un’ombra sul muro, invece la regia ha scelto una via di mezzo, l’inquadratura del solo particolare  dei piedi penzolanti, ma pur sempre un’inqudratura diretta anziché ‘suggerita’.

L’unico grosso svarione è mostrare Ignotus ancora giovanissimo all’appuntamento con la Morte, dopo che il mago ha appena donato al proprio figlio il Mantello dell’Invisibilità. Sarebbero bastati una barba e una parrucca per rendere molto più credibile la scena…