Attenzione: le boarding school babbane non sono come Hogwarts!
Beh, certamente nessuno si aspetta che vi si tengano lo stesso tipo di lezioni frequentate da
Harry Potter, o che offrano le stesse avventure soprannaturali.
Ma ciò che va sottolineato, ed è fatto ben presente in questo articolo del
Guardian è che neppure l’immagine di comunità idilliaca e desiderabile in cui crescere ha il benché minimo fondamento. Anzi, la situazione reale è proprio l’opposto.

Il giornalista George Mobiot spiega che, fra le boarding school del Regno Unito, ve ne sono 18 che accolgono i bambini a partire dagli 8 anni di età e 38 che li accolgono a partire dai 7.
Molte sono le testimonianze di ex alunni che hanno raccontato il trauma del precoce allontanamento da casa, i soprusi di certi insegnanti (al cui confronto Severus Piton appare uno zuccherino) e il nonnismo degli allievi più grandi. E testimonianze negative si trovano anche nelle lettere che il Guardian ha ricevuto dopo la pubblicazione dell’articolo.

Addirittura, si possono contare anche resoconti celebri, come quello di Peter Gabriel, che frequentò la Charterhouse Public School di Godalming sul finire degli anni ’50 e che, nella bellissima biografia sui Genesis scritta da Armando Gallo, afferma: “Fu terribile, e la odiavo [….]. Sembravamo tutti impauriti e infelici, e molti dei ragazzi nuovi che arrivavano si mettevano a piangere…[…] C’era poi, come saprai, quell’incredibile rapporto di potere fra i più anziani e le matricole, i cosiddetti ‘fags’ a cui si affidavano i lavori più umili come pulire le scarpe e simili incombenze…”.
Secondo Mobiot, non solo le boarding school sono cambiate negli ultimi 40 anni ma, anzi, se possibile, sono addirittura peggiorate, nel senso che nessuno dei loro vertici si è chiesto, nonostante le scoperte della Psicologia evolutiva, su che base sia  possibile determinare l’età più adatta per consentire a un bimbo di allontanarsi dalla famiglia. E così si continua a perpetuare beceramente la tradizione solo perché “si è sempre fatto così”. Pertanto il sistema è anche più colpevole, perché ora ignora consapevolmente il problema che gli psicologi hanno ben evidenziato negli ultimi anni.

Per esempio, Mobiot pone l’attenzione su uno studio realizzato dalla dottoressa Joy Schaverien, pubblicato sul British Journal of Psychotherapy, nel quale si evidenzia una rosa di sintomi tipici creati dall’ingresso in una boarding school. Secondo la dottoressa, la separazione dalla famiglia, a prescindere da ciò che ne consegue, “può provocare un profondo danno dello sviluppo”. La precoce rottura col legame di casa esercita infatti “una duratura influenza sui modelli di attaccamento del bambino”.
Il distacco implica non solo la perdita, anche se temporanea, degli affetti familiari, ma anche del proprio ambiente fatto di giocattoli, di eventuali animali domestici e delle cose a lui care, provocando un inevitabile disorientamento. Inoltre, il bimbo cresciuto in famiglia è imemrso in una comunità che sa adattarsi anche alle sue esigenze mentre, per una mera questioen numerica, una boarding school non può che imporre agli allievi di adattarsi inflessibilmente alle proprie regole, incidendo così sulla strutturazione della singola personalità e sul senso di individualità dei suoi ospiti.
Tutto questo, in età adulta, può provocare tendenza alla depressione, incapacità di esternare o di comprendere le emozioni e il bisogno di rifuggire da relazioni profonde o addirittura di distruggerle. E ciò è tanto più probabile quanto più precoce è l’età di ingresso in una boarding school.
Insomma, si può dedurre che l’idilliaca Hogwarts è tale solo perché prodotto della fantasia. Anche se, a sua discolpa, si può osservare che l’ingresso avviene a undici anni, quando certi meccanismi evolutivi fondamentali si sono già sviluppati e quindi il danno eventualmente provocato  è minore.