Ogni tanto, la RAI ripropone (purtroppo) la puntata di Voyager, il programma a cura del giornalista Sandro Giacobbo (nella foto), dedicata a Harry Potter.

Su you tube è stata rimossa ma vi riporto i passi più salienti.

Per vostra comodità, ho evidenziato in blu e in corsivo le parti riprese dalla puntata di Voyager, e in nero le mie.

Andiamo allora “a incominciar”…

“Ci sono cose, all’interno del mondo del giovane Potter che si rifanno ad una tradizione iniziatica comune a tutti i popoli, dei riferimenti più o meno espliciti ad una conoscenza antica che, evidentemente, riesce ancora oggi a colpirci nel profondo…”.

Questo non è sbagliato, tutt’altro. In Harry Potter ci sono effettivamente moltissimi richiami, o espliciti riferimenti, a concetti ‘metafisici’, fra cui ANCHE (ma non solo) l’alchimia. Tuttavia incentrare un’intera puntata su questo è eccessivo, e puntare solo sull’alchimia l’interpretazione di Harry Potter rischia di far deragliare in estremismi per cui a ciascun personaggio finisce per essere attribuita una funzione alchemica, oppure a ogni personaggio viene fatto corrispondere un elemento chimico usato nella trasmutazione alchemica. Così c’è stato chi ha teorizzato corrispondenze fra la Nigredo e Sirius Black, l’Albedo e Albus Silente, la Rubedo e Rubeus Hagrid. Oppure chi ha attribuito a Piton la funzione del vetriolo – elemento importantissimo nel processo alchemico.Si tratta spesso di teorie affascinanti (ma spesso anche campate in aria), tuttavia ritengo che si spingano ben oltre quello che può essere lecito nella normale interpretazione di un racconto, in quanto completamente prive di appigli forniti dall’autrice.

Ma andiamo avanti nella disamina della puntata, che ci offre il primo svarione:

“I suoi genitori, due maghi dalle grandi capacità, erano morti anni prima, durante uno scontro con il perfido VALDEMORT, un mago talmente potente da non poter essere neanche nominato”.

Ora, a parte l’errore sul nome, il fatto che Voldemort non venga nominato è dovuto al fatto, come qualunque lettore ben sa, che il suo nome innesca il ricordo di una paura ancora troppo viva, visto che il suo dominio è stato spazzato via solamente da dieci anni. Del resto, nel Calice di Fuoco, il signor Weasley ci spiega chiaramente che le giovani generazioni non possono comprendere il terrore che si risveglia in coloro che hanno vissuto il dominio del Signore Oscuro ogni qualvolta compare dinanzi a loro un’eco di qualsiasi tipo, sia questa un nome oppure un’immagine come ad esempio quella del marchio nero”.

La differenza è tutt’altro che sottile, perché se si prendesse per buona la frase di Voyager si finirebbe per attribuire al nome di Voldemort la stessa potenza e sacralità che, per esempio, l’ebraismo attribuisce al nome di Dio, con tutta una serie di implicazioni fuorvianti per la corretta interpretazione del personaggio e del suo ruolo nella saga.

“Solo Harry riesce a salvarsi ma gli resta una cicatrice a forma di saetta sulla fronte. Proprio la cicatrice farà di lui un essere speciale, sarà la sua caratteristica principale, ciò che lo farà riconoscere da tutti. E la scelta di questo simbolo non è stata casuale:il fulmine, infatti, è tramandato in tutti i popoli antichi come caratteristica degli dei molto potenti. Significa forza, potere, energia e poteri di chiaroveggenza”.

E questo è vero, dunque nulla da ribattere…

“Il primo personaggio del mondo dei maghi che Harry Potter incontra è RUBEUS HAGRID, un omone dalla lunga barba nera. Secondo la tradizione sarebbe il “guardiano della soglia”, colui che dovrebbe mettere alla prova l’iniziato per fargli rivelare la sua vera natura. Soltanto chi dimostra coraggio e sicurezza riesce quindi a proseguire il suo cammino di conoscenza”.

Se trascuriamo il fatto che Hagrid non è un ‘omone’ ma un mezzogigante, anche qui tutto il resto è vero. Hagrid è effettivamente un guardiano della soglia nella piena accezione del termine che Joseph Campbell gli attribuisce nel corso dell’allegorico Viaggio dell’Eroe.

“E veniamo alle 4 classi in cui è divisa Hogwarts e che potrebbero avere radici nella diverse fasi previste nell’alchimia:

TASSO ROSSO rappresenterebbe il servizio, il sacrificio di coloro che lavorano in silenzio per aiutare l’umanità, definita alchemicamente RUBEDO;

CORVO NERO, termine veramente alchemico rappresenterebbe il mago, l’iniziato, all’inizio della sua opera, quando gli insegnamenti sono ancora nel buio interiore e la luce non è ancora arrivata a far germogliare le sue potenzialità, definita NIGREDO;

SERPE VERDE sarebbe la forza che controbilancia che, se non è strettamente guidata, può sfociare nella distruttività, magari rendendo malvagio un mago. Non a caso è l’ordine dei personaggi meno simpatici e dei cattivi, dei nemici di Harry Potter. Secondo l’alchimia è una delle due accezioni di ALBEDO;

– L’altra accezione di ALBEDO è rappresentata dal GRIFON D’ORO, la trasmutazione, il falco d’oro così simile all’Horus egizio, la classe dei puri e dei luminosi, l’ordine al quale appartengono sia Harry Potter che il preside Silente.

E a proposito di Silente, caro a lui è proprio un altro simbolo alchemico, un animale fantastico come la Fenice, e non è il solo…”.

A parte il fatto che questa analisi prende in considerazione i nomi italiani, che notoriamente non c’entrano nulla con quelli originari, tranne per l’assonanza con Grifondoro, la lettura alchemica degli stessi è comunque sbagliata, a parte quella riguardante la Nigredo. Un po’ semplicisticamente, visto che per trattare adeguatamente questi concetti non basta il post di un blog, né tantomeno un documentario divulgativo che segue le tempistiche televisive, l’Albedo rappresenta infatti la scoperta della propria fonte interiore da cui scaturisce appunto l’alba purificatrice dopo la completa immersione nella notte della Nigredo, mentre la Rubedo rappresenta lo stadio finale dell’opus alchemico, l’autorealizzazione e la presa di coscienza della propria autentica essenza divina. Cosa c’entrino dunque con le spiegazioni buttate lì dal documentario, non è dato sapere e neppure la parentela del grifone col falco, atteso che il primo è un incrocio fra un leone e un”aquila…

Se mai si vuole fare una lettura alchemica delle quattro Case di Hogwarts, questa va fatta alla luce della dichiarazione della Rowling secondo cui esse rappresentano i simboli dei 4 elementi (aria, acqua, terra e fuoco), i quali rivestono notoriamente un ruolo centrale anche nella simbologia alchemica e che nella Rubedo vengono appunto unificati. Questo sì che presta la saga a una visione alchemica, in quanto, come dice il Cappello Parlante nella canzone dell’Ordine della Fenice, è l’unione delle quattro Case che farà la forza di Hogwarts contro le tempeste che si addensano all’orizzonte.

 

 

“In molte pagine dei libri di Harry Potter ritroviamo animali della tradizione alchemica, come la FENICE, un uccello mitologico che muore distrutto dal proprio fuoco per poi rinascere dalle sue ceneri”.

La fenice è senz’altro un animale alchemico, ma ancor prima mitologico, come del resto dichiara lo stesso programma televisivo. Lo stesso si può dire, ad esempio, del corvo o del drago. E dunque?

“E’ uno dei simboli più usati”.

Falso. La fenice è usato nella simbologia relativa alla tappa finale, ma a ogni tappa alchemica corrisponde un animale.

“Ma non è tutto. Harry Potter incontra anche altri antichi animali mitologici, come il terribile BASILISCO, con il corpo da serpente, la testa di gallo e le ali e le zampe d’aquila, un fiato velenoso ed uno sguardo capace di uccidere. Anche in questo caso, i riferimenti alchemici sono chiari: il basilisco simboleggia il fuoco prima della trasformazione dei metalli, cioè i nostri vizi che devono trasformarsi in virtù”.

A me risulta che il Basilisco rappresenti, nella fase alchemica chiamata Conjunctio, la fusione tra la nostra natura più bassa e quella più alta… Mah!

“Nei sotterranei di Hoghwarts, inoltre, c’è un altro mostro interessante: la Rowling l’ha chiamato Fuffi ma il richiamo al mitico CERBERO è evidente. Nel mondo greco questo gigantesco cane a tre teste faceva la guardia al mondo dei morti, ruolo mantenuto anche dall’autrice di Harry Potter, che lo inserisce nel primo libro come secondo “guardiano della soglia” , questa volta a guardia della PIETRA FILOSOFALE”.

Lasciamo perdere la grafia con cui è trascritto il nome della Scuola e concentriamoci piuttosto su questo: è ben vero e anche abbastanza intuitivo che Fuffi richiami Cerbero, tuttavia Giacobbo si spinge ben più in là di un parallelismo accettabile. Da com’è formulato il periodo sembrerebbe che la Rowling abbia usato il cane con lo stesso intento del mito greco, ma sappiamo che il sotterraneo di Hogwarts non è un’immagine del regno dei morti. O forse Giacobbo vuole dire che Cerbero diventa dunque un simbolo alchemico? Di nuovo, ci troviamo davanti ad affermazioni generiche e confusionarie, che buttano indistintamente carne sul fuoco, lasciandola poi bruciare miseramente perché non ne viene sorvegliata un”adeguata cottura…

“Ma cos’è la Pietra Filosofale? E’ il punto d’arrivo del processo alchemico, simbolo della perfezione raggiunta dopo il lungo lavoro e insieme pietra capace di trasformare in oro i metalli impuri. Insomma, non a caso è l’oggetto più nascosto e protetto di Hogwarts, quello che anche Harry Potter cerca di raggiungere”.

Dunque, secondo Voyager, a Voldemort non interessa la Pietra per fabbricare l’elisir di lunga vita. Gli interessa invece l’ORO! E noi che credevamo che il mago fosse ossessionato dall’immortalità. Invece voleva solo effettuare un lauto deposito alla Gringott, guardate un po’!

 

The Alchymist, In Search of the Philosophers” Stone di Joseph Wright of Derby

 

“Harry, per esempio, scopre di parlare il SERPENTESE, il linguaggio dei rettili. In realtà in tutte le tradizioni antiche il serpente rappresenta la conoscenza, intesa come mezzo per l’uomo di elevarsi. E’ solo un caso?”.

No, non è un caso, ma con questo? Lo dice la stessa Rowling attraverso il Cappello Parlante, che Serpeverde potrebbe aiutare molto Harry sulla via della grandezza. Voyager ha scoperto qui semplicemente l’acqua calda.

“Anche l’alchimia, vista solo come la ricerca della trasformazione del vile metallo in oro, oggi potrebbe perdere di significato perché per trasformare un elemento chimico in un altro pare che basti cambiare il numero delle particelle che compongono quegli atomi…”.

Giacobbo riesce a creare suspense anche di fronte a una reazione chimica… E soprattutto a ingarbugliarla con una terminologia, per ricordare il grande Totò, da ”turco napoletano”

“Insomma, la storia di Harry Potter è piena di coincidenze, troppe per non essere volute. E c’è né un’altra piuttosto curiosa: Harry Potter ha la stessa data di nascita della sua autrice, Jeanne Rowling, nata il 31 luglio. Ed il 31 luglio è anche il compleanno di una delle più celebri esoteriste dell’Ottocento: Madame Blavatsky In Ucraina, terra natale della Blavatsky, si pensa che chi nasce la notte tra il 30 e il 31 luglio possieda grandi virtù e sia chiamato a fare grandi cose… Inoltre ad Hogwarts si studierebbe divinazione, cioè la facoltà di vedere nel futuro, sul libro di testo di una certa Cassandra Vablatsky. Un anagramma che richiama effettivamente il nome della celebre occultista di un secolo fa…”.

L’anagramma è sicuramente voluto, ma la Rowling ha semplicemente giocato coi nomi facendo un anagramma dotto. Come del resto gioca sempre coi nomi, come del resto ha giocato coi nomi di altri autori di libri di testo, come quello di Adalbert Incant, che tradotto in Italiano perde il riferimento al personaggio storico Adalbert Waffling, arcivescovo francese che si narra fosse dotato di poteri paranormali.

“Tutto casuale? Forse, ma non è tutto. Fino ad ora sono usciti tre film su Harry Potter un quarto è in lavorazione, ma alla fine saranno sette, come i libri che la Rowling ha sempre dichiarato di voler scrivere su Harry Potter. Non uno di meno, non uno di più. Perché proprio sette? Una scelta, anche questa, forse non casuale”.

E anche questa è una scoperta dell’acqua calda… La Rowling ha dichiarato di essersi ben documentata prima di scrivere i romanzi, ed è dunque normale che conosca il significato di uno dei simboli più potenti della numerologia.

Ma il discorso non è se la Rowling conosca queste cose o se il lettore le percepisca a livello subliminale (cosa vera almeno per certi simboli archetipi, che ricorrono altresì nell’alchimia o in altre discipline). Il discorso è, piuttosto: bastano questi riferimenti a spiegare il successo della saga?

La (mia) risposta è no.

La saga poggia su tutta una serie di pilastri che ho cercato di riassumere qui. Non si tratta certo di un decalogo per sfornare un bestseller, perché nessuno ha la ricetta per questo. Tuttavia è un decalogo un po” più circostanziato dell”ennesima puntata fuffa che non smentisce l”impronta falso-sensazionalistica di Voyager.