Terza parte della disamina

relativa ai primi passi nel mondo editoriale, raffrontata all”esperienza di J.K. Rowling. Qui trovate la prima parte e qui la seconda.

 

DOPO LA PUBBLICAZIONE

Oh, adesso sì che ci siamo, siamo finalmente in porto…

EH NO, ANCORA RISPOSTA SBAGLIATA!

Questa è una fase in cui cade la maggior parte degli autori. Pensate che, una volta pubblicato, i lettori correranno a frotte a comprare il vostro libro? Nemmeno per sogno. Perché dovrebbero sapere che è uscito? E se anche lo sapessero, perché dovrebbero convincersi da sé che il vostro libro è in grado di intrattenerli o dare loro informazioni che non hanno? Chi cavolo vi ha mai sentiti nominare? Chi cavolo siete? Cosa volete? Cosa portate? Sì, ma dove andate? Un fiorino! 🙂 

Uscire in libreria non significa automaticamente comunicare col pubblico. Avete idea delle centinaia di libri che escono ogni mese? Dovrete allora rimboccarvi le maniche per aiutare l’editore a vendere il vostro libro, per far conoscere ai potenziali lettori dapprima l”esistenza e poi il divertimento/informazione racchiuso nel vostro volume. Quello che giustifica l”esborso da parte dell”acquirente. Quello che vi fa sentire soddisfatti quando qualcuno vi viene a dire: “il tuo libro m’è piaciuto”.

Del resto anche alla Rowling è occorso un po’ di tempo prima che il passaparola si innescasse, ma vi chiedo anche: quanti libri buoni come Harry Potter, e capaci di autopromuoversi solo col passaparola, conoscete?

Avete pubblicato con una grossa casa? Bene, sappiate che questa – a meno che non facciate parte di un’operazione di colonizzazione di una nicchia non ancora conquistata, e quindi di un planning di più ampio respiro – non investirà di certo su di voi, pincopallino qualunque. La pubblicità sul
Corriere della Sera la farà per qualche cavallo di razza della propria scuderia.

Avete pubblicato con una piccola? Qua non è la volontà o la convenienza che manca, sono i fondi. In entrambi i casi, dunque, imparate cosa si deve fare per promuovere il libro presso la stampa, internet, alle presentazioni e in qualunque altra occasione vi venga in mente.

 

Rendetevi disponibili alle piccole iniziative che comunque l’editore vi potrà organizzare, altrimenti cercate di crearvele facendo conoscere il libro a chi lo può apprezzare.

Infine, una doverosa chiusa: se anche il vostro libro venderà bene, non pensiate di aver vinto al Totocalcio. Campare di libri, specialmente in Italia, è difficile anche per un editore, che deve sostenere le spese di pubblicazione prima, e che poi si vede sottrarre una grossissima percentuale (di solito il 60%) dal meccanismo della distribuzione in libreria (ecco perché molti piccoli editori non possono permettersi di accedervi). Per quanto riguarda un autore, la percentuale è ancora più esigua: a seconda del contratto e della casa, si va da un 4 a un 10% del prezzo di copertina. Bene, adesso fatevi di nuovo quattro conti su quante copie dovete vendere, anche nel migliore dei casi, prima di vedere qualche spicciolo che faccia la differenza nel vostro normale bilancio annuale. Pubblicare uno, due o anche dieci libri, per quanto buoni, non significa automaticamente diventare un autore che possa vivere grazie alla scrittura.

Lo ripeto, la Rowling è un’eccezione più unica che rara. Tenete inoltre presente che il bacino di lettori di un autore che scrive in Inglese è immensamente più vasto di quello che potrete avere voi in un Paese come il nostro che, notoriamente, legge pochissimo.

Ok, se a questo punto avete ancora voglia di pubblicare un libro, io vi dico: avanti tutta! Altrimenti penserò che l’esempio della Rowling, per quanto nel 1990 apparisse velleitario e contrario a qualsiasi logica, non vi abbia insegnato nulla.

Come ho cercato di spiegare nell’Incantesimo Harry Potter, quell’esempio ha invece una sottile magia in sé: dovete cercare di ricrearla applicandola a voi.

E dopo… in bocca all’Ippogrifo! 😉

P.S. Non avete trovato, in questa lunga digressione in tre parti, la risposta alla domanda che vi frullava in testa? Beh, provate a scrivermi, magari ci salta fuori un altro articolino utile anche per gli altri.