Seconda parte della disamina relativa ai primi passi nel mondo editoriale, raffrontata all”esperienza di J.K. Rowling:

TROVATO L’EDITORE?

Avete fatto tutti i compiti a casa di cui all’intervento precedente e avete trovato un editore potenzialmente interessato al vostro manoscritto? Ok, allora controllate bene che:

a) sia un editore che tratta il genere che avete scritto;

b) sia un editore vero, e non un editore a pagamento, cioè uno di quegli editori che si offrono, dietro un ‘contributo’ la cui entità varia da casa a casa, di pubblicare il vostro libero lasciando a voi tutte le operazioni successive.

Anzi, questa cosa è meglio controllarla prima di spedire il manoscritto a queste case. Alcune lo scrivono chiaramente sul sito, altre ve lo fanno scoprire solo al telefono o per lettera, quando rispondono al vostro invio. Se il contatto avviene dopo una settimana o due dall”invio, iniziate a sospettare… Perché, benché non ci sa una regola fissa, gli editori non a pagamento di solito impiegano dai 6 mesi a un anno per darvi retta (e se vi cestinano non vi risponderanno proprio mai).

L’editore a pagamento, inoltre, di solito se ne frega se avete scritto una boiata di cui un giorno magari vi vergognerete, di solito non farà una riga di editing (questo aspetto in qualche sporadico caso può però venire trascurato anche da un editore non a pagamento) e vi lascerà con qualche centinaio/migliaio di copie da smerciarvi da soli, perché per lui il guadagno è quello ottenuto grazie al vostro contributo alle spese di pubblicazione.

E se pensate che sia una cosa facile vendere da soli un migliaio di libri, sappiate che la prima tiratura italiana di Harry Potter e la Pietra Filosofale è stata di 500 copie… Fate voi le proporzioni.

Spesso l’editore a pagamento non è neanche in grado di assegnare un codice ISBN al vostro libro. Il che vuol dire un casino quando si tratta di rintracciare la pubblicazione quand’anche ci fosse richiesta da parte delle librerie. Le quali, per inciso, non sono obbligate a tenere un libro (nemmeno quelli degli editori veri). Qualche mese prima di un”uscita, i librai ricevono un catalogo dal distributore e in base a quello decidono i titoli che gli interessa ordinare e quelli che non gli interessa avere. Questo è un segnale per l”editore per decidere anche quante copie stampare. Se poi il libro funziona, il libraio è sempre in tempo a riordinarne altre copie con tutto comodo in un secondo momento (e a quel punto sono cavoli dell”editore se ha fatto una stima troppo bassa, stampando poche copie, e ora si ritrova con una richiesta più ingente rispetto alle copie che ha in magazzino).

Questo per farvi capire quale altra guerra va combattuta per un posto sullo scaffale e perché il Codice da Vinci interessa un editore e un libraio più dell’ipotetico manuale sui Mille modi per suonare un piffero a naso abissino già citato in precedenza.

Molti aspiranti autori si demoralizzano, se vedono tornare solo proposte di contributo o se si vedono rifiutati; oppure, ancor peggio, si offendono a morte. Invece non bisognerebbe fare né l’uno né l’altro. Un manoscritto infatti può sempre essere migliorato e trovare la strada senza contributo; quanto all”ego ferito, la pratica con contributo non è consigliabile per tutta la serie di ragioni fin qui esposte (cui va aggiunto che la maggior parte della stampa seria non recensisce, per motivi intuitivi, stampa con contributo e dunque la vostra visibilità scenderebbe ulteriormente), ma è comunque un’offerta lecita: sta a voi avere il buonsenso di rifiutare.

Se dopo la tappa della ricerca e dell”invio manoscritto siete approdati a un editore vero e pensate di essere finalmente in porto… SBAGLIATO! Avete appena iniziato. L’editore ha le sue regole, quindi dovete seguire per filo e per segno quello che vi dice, usare le grafie che vi dice e la formattazione che vi dice (il che può voler dire anche leggersi bene una trentina di pagine di manualetto con le regole di quella casa editrice).

In più dovrete, naturalmente, rispettare i tempi di consegna concordati.

Quando poi inizierà l’editing sui contenuti, dovrete essere il più possibile flessibili: questo non significa rinunciare a quel che volevate dire in un determinato paragrafo, ma se l’editor vi dice che quel paragrafo non è chiaro, dovete essere disponibili a riscriverlo secondo le direttive da lui indicate. Altrimenti lui lo farà per voi e a quel punto non avrete il diritto di potevi lagnare.

Persino la Rowling si sottopone alla riscrittura di alcune parti, anche ora che è una delle scrittrici più famose del pianeta, su indicazione degli editor. Così come fanno, del resto, tutti i professionisti. E per la Pietra Filosofale inserì le regole del Quidditch – che non erano spiegate nel manoscritto originario – per esaudire la richiesta del suo agente, il quale pensava, giustamente, che avrebbero interessato il lettore.

Ancora, per quanto riguarda le edizioni americane, la Rowling, assieme agli editor, lavora affinché termini britannici, che nello slang statunitense darebbero luogo a equivoci, vengano modificati nell’equivalente più rispondente alla realtà USA.

Infine, tenete a mente che la riscrittura di certi passaggi non è assolutamente qualcosa che implichi inadeguatezza da parte vostra, perché è normale che almeno certe incongruenze passino inosservate a chi ha scritto il libro, e l”editor rappresenta l’occhio fresco sul testo. Pensiamo i numerosi svarioni che la Rowling ha preso negli anni, come ad esempio posizionare degli studenti in una stessa classe in due libri diversi. Questo non fa certo di lei una scrittrice di serie , è solo un esempio di come tanti piccoli particolari possono continuare a eludere l’occhio di chi ha avuto il manoscritto sottomano sin dall”inizio.

Due parole anche per il titolo del vostro libro: potete proporne una rosa, ma l’editore sceglierà alla fine quello che preferisce, magari trovandone uno al di fuori dell’elenco da voi proposto. Certo, a quel punto potrete rifiutare di pubblicare, ma prima di farlo tenete conto che spesso l’editore vede più in là dello scrittore, avendo dalla sua anni di pratica e di conoscenza del settore e di ciò che può o meno acchiappare il lettore.

Del resto anche la Rowling, in occasione della pubblicazione del primo libro, ha accettato (pur se a malincuore) che il titolo venisse semplificato da ‘Harry Pottre e la Pietra Filosofale’ in ‘Harry Potter e la Pietra dello Stregone’, poiché il concetto di Pietra Filosofale risultava,a gli occhi dell’editore americano, un riferimento troppo dotto e potenzialmente suscettibile di allontanare i lettori.

Questo non significa comunque che l”editor serio non possa ascoltare le vostre motivazioni e tenerne conto, conservando parti che a tutta prima avrebbe magari eliminato.

Più pulito sarà il testo che consegnate in prima battuta, meno correzioni e tempo dovranno spendere gli editor e così faciliterete anche la casa editrice. Anche questi dettagli contraddistinguono l”esordiente che vuol dare prova di professionalità dal dilettante allo sbaraglio, che può trovare posto solo alla Corrida ma non certo su uno scaffale di libreria. A meno che, come già detto, non siate già famosi per altri motivi.

FINE PT. 2