I lettori di Harry Potter – e di questo blog – sono, anzitutto, lettori di libri.

Molti di loro si dedicano anche alla scrittura e da un bel po’ di tempo noto, sotto questo profilo, un gran fermento nelle mie conoscenze, una parte delle quali si

appresta a ultimare un romanzo o a cercare un editore.

Per queste persone innanzitutto, ma anche per il lettore semplicemente curioso di dare un”occhiata a qualche meccanismo dietro le quinte dell’editoria, ho pensato allora di riproporre, in forma riveduta e aggiornata, un pezzo diviso in 3 parti, scritto poco dopo la prima pubblicazione del mio saggio su
Harry Potter e forse rimasto poco visibile all’epoca a causa del disastroso sistema di navigazione del portale di Supereva.

Le mie riflessioni traggono spunto, da un lato, dal panorama italiano (filtrato attraverso la mia esperienza soggettiva) e dall’altro rapportano il discorso ”editoria” a quella che è stata l’esperienza di
J.K. Rowling e/o del mondo potteriano, così da mantenere il discorso pertinente al tema di questo blog, coniugando felicemente tutti gli ‘interessi’ in gioco.

L’articolo è molto lungo, e dunque sarà pubblicato in tre parti.

Sarò molto lieta se i lettori, e soprattutto gli autori e gli editori che seguono questo blog, vorranno postare anche il loro parere maturato in base alla loro esperienza, così da arricchire la prospettiva.

Buona lettura!

Ogni tanto mi arrivano email da parte di lettori che vogliono sapere come fare per pubblicare un loro lavoro, oppure richieste di consigli, nello stesso senso, da parte di amici e conoscenti. Ovviamente io non sono certo un guru dell’editoria, né tanto meno un’autrice affermata; tuttavia avendo qualche esperienza in materia, probabilmente vengo percepita come una prima interlocutrice affidabile agli occhi di chi si vuole affacciare a questa finestra per la prima volta. Perciò, se qualche mio consiglio può essere utile, lo dò volentieri, sempre coi limiti di cui sopra.


Anziché ripetere le stesse cose a più persone, ho pensato allora di fare un articolo al quale rimandare man mano gli interessati. Naturalmente il mio non è un ricettario, ma una serie di suggerimenti basati sulla mia esperienza e su quella di altri autori che conosco.
Altrettanto naturalmente, si tratta di indicazioni di massima perché ogni libro ha alle spalle una storia a sé e questo va tenuto sempre presente.
Infine, quanto segue vale per i pinchipallini qualunque come me. Se avete un nome illustre, qualunque editore sarà ben felice di aprirvi le sue porte a prescindere da come e cosa scrivete.

Cominciamo allora con la prima parte:

THE LONG AND WINDING ROAD, ovvero LA LUNGA E TORTUOSA VIA (VERSO LA PUBBLICAZIONE)

E’ una via che non vi garantisce nessuno. Se volete perseguirla dovrete armarvi di costanza e pazienza. Raramente si pubblica al primo colpo. Ci vuole tempo per riuscire a padroneggiare la scrittura e dunque è una buona cosa iniziare facendo un po’ di gavetta.

Io ho iniziato a scrivere alla fine degli anni Ottanta e da allora non ho mai smesso: dapprima su riviste amatoriali, poi via via su giornali specializzati. A volte venivo retribuita, a volte no. Ma serve a fare esperienza, sia pure su piccola scala, sia con la scrittura che con le redazioni giornalistiche e coi lettori.

Ricordatevi che anche la Rowling ha impiegato una vita prima di pubblicare e che ha iniziato a scrivere all’età di 6 anni. Quando ha pubblicato ne aveva 32, fate un po’ voi quattro conti.
Senza contare che Harry Potter non è il primo romanzo che ha provato a scrivere: prima che l’idea la folgorasse sulla via di… Londra:, ne aveva già scritti due per adulti, sebbene mai terminati, oltre a svariati racconti.

Pubblicare narrativa è la cosa più difficile, e all’interno di questa ci sono generi in cui è più difficile pubblicare che in altri. Ma questo vari anche a seconda dei periodi. Ad esempio, se cinque anni fa aveste voluto pubblicare un romanzo di denuncia o problematiche sociali, avreste avuto vita più facile rispetto a chi voleva pubblicare un fantasy.
Oggi invece, dopo le spallate date da Peter Jackson e dalla Rowling alla diffidenza degli editori verso questo genere, e dopo le successive ondate di scrittori molto giovani come Cristopher Paolini e il suo Eragon, le prospettive sono nettamente migliorate.
Ma se da un alto gli editori sono oggi più aperti a visionare manoscritti di questo genere, bisogna ancora combattere moltissimo contro il pregiudizio della stragrande maggioranza dei lettori di questa nicchia, che vedono l’autore italiano, a prescindere, come una brutta copia di ciò che è già stato fatto all’estero. Dunque, tenetelo a mente la prossima volta che, in libreria, snobberete un originale autore di fantasy italiano per comprare l’ennesimo, trito clone straniero di Tolkien…

 

 

 

Se invece volete pubblicare un manuale oppure un saggio, non pensiate che un argomento popolare porti la necessaria conseguenza di farvi vendere un botto di copie. E qui vale il mio esempio: chi pensa che scrivere qualcosa su Harry Potter equivalga a vendere gli sfracelli che vende la Rowling è un illuso. Di certo si venderanno più copie rispetto al manuale che descrive i ”Mille modi di suonare un piffero a naso abissino”, ma non significa nemmeno che la vostra pubblicazione avrà un ”successo” garantito. I lettori infatti non sono analfabeti e non sono stupidi e sanno leggere benissimo una copertina: sui libri di Harry Potter c’è scritto che sono romanzi scritti da una certa Joanne Kathleen che ben tutti conosciamo. Sulla copertina dei miei c’è scritto che si tratta di un saggio su Harry Potter scritto da una Marina qualunque. Inoltre, mica tutti i lettori di Harry Potter leggono saggi, mica a tutti interessa approfondire l’argomento, allo stesso modo in cui non tutti gli spettatori dei film di Harry si sono letti anche i romanzi o viceversa.

Senza contare che, quando si va a toccare un tema popolare, ci si scontra con un forte pregiudizio: il sospetto di speculazione sul successo altrui (anche se si tratta, come ho appena spiegato, di percezione assolutamente risibile e torneremo sul discorso quando esamineremo la difficoltà di vendere tot copie e le percentuali ricavate dall’autore) e il fatto che, se precedentemente sono comparse pubblicazioni sullo stesso tema che non avevano soddisfatto il pubblico, dovrete combattere anche per dimostrare che la vostra pubblicazione è diversa.

Oltre che di costanza e pazienza dovrete armarvi anche di umiltà. Dovrete imparare a fare le cose come gli editori vogliono che vengano fatte. Il che vuol dire, prima di proporre un manoscritto, informarsi su come deve essere formattato, a chi deve essere inviato, quali sono gli errori da evitare etc etc. Esistono siti che, oltre ad aiutarvi a migliorare la scrittura, spiegano queste cose in dettaglio; esistono anche libri e una rivista specializzata e, soprattutto, esistono molti forum per aspiranti scrittori, che sono utilissimi per imparare e confrontarsi. Se non avete idea di dove si cominci, questi strumenti sono indispensabili. Familiarizzate coi concetti di sinossi, lettera di presentazione, capitoli dimostrativi etc. prima di spedire qualunque cosa. A volte è lo stesso sito dell’editore a dare alcune preziose indicazioni per cui non trascurate di controllarlo.

Ricordatevi che anche la Rowling ha fatto (per scarsità di mezzi a disposizione e il fatto che all’epoca Internet fosse agli albori) le sue brave cavolate, come del resto ho descritto nel secondo capitolo dell’’Incantesimo Harry Potter. E il fatto che nonostante queste le sia andata bene è un caso su un miliardo. Il caso Stephenie Meyer, che potrebbe sembrarvi uguale e dunque contraddire questa eccezionalità, presenta in realtà almeno una differenza fondamentale: arrivando quasi un decennio dopo, la Meyer ha potuto informarsi comodamente via Internet sulle regole di invio del proprio Twilight.

Voi potreste comunque avere la stessa fortuna ma anche no, e comunque la Dea Bendata non si offenderà di certo se le offrirete un aiutino ponendovi, dal punto di vista formale, nel miglior modo possibile nei confronti dell’editore.

Non perdete tempo a cercare un agente letterario che piazzi il vostro manoscritto: di solito, in Italia, non accettano esordienti e se anche lo fanno potrebbero limitarsi a un genere che non è quello che avete scritto.

“Sì ma la Rowling ha spedito La Pietra Filosofale a un agente”, potreste replicarmi. Il fatto è che questa figura, diffusa nel mondo editoriale angloamericano, è merce rara da noi. Da noi è infatti molto più diffusa la categoria che si fregia del titolo di agente, ma in realtà è una mera valutatrice di manoscritti. E alla fine vi presenterà una salata tassa di lettura.

Cos’è la tassa di lettura? Semplice: per leggere il vostro manoscritto, e vedere se vale la pena prendervi in carico (ma spesso i contatti che hanno questi agenti sfociano nella pubblicazione a pagamento, di cui dirò nella parte seconda di questo articolo), vi diranno: “fino a tot pagine mi paghi tot. Da tot pagine in su, un altro tot” e così via. Si può arrivare come ridere a mille euro solo per far visionare un romanzo di 300/500 pagine.

L’agente letterario, quello vero, quello che si è trovato la Rowling, dovrebbe essere invece un talent scout. Valutare i manoscritti a pagamento è un lavoro come un altro ed è legittimo, ma costoro non si fregino, come dicevo poc’anzi, del titolo di agente letterario, perché questo non si fa pagare in anticipo, ma vive della percentuale che prederà sui titoli venduti.

 

 


Il mio consiglio è quindi quello di rivolgersi direttamente a un editore. Al limite, se proprio fate la malattia per avere un agente, provate a fare col metodo americano (che non ho idea se funzioni qui in Italia, ma provare non costa nulla): andate da lui dopo che l’editore si è mostrato interessato e offritegli di intervenire, da lì in poi, per siglare l’accordo. Continuo a non crederla una mossa conveniente, perché dovrete pagare a vendite percentuali un intermediario per tutta la vita del vostro libro per qualcosa che avete già mandato in porto voi, quando le dritte legali di cui eventualmente potrete sentire il bisogno potete averle anche da un professionista pagando la parcella una sola volta. Comunque liberi di decidere il metodo che preferite.

Questo non significa che gli agenti letterari non servano a nulla: sono ottimi se siete famosi, anche solo discretamente, e avete bisogno di qualcuno che vi gestisca i vari contatti, le offerte all’estero, gli impegni promozionali etc.

Quando avrete avuto il successo della Rowling ai tempi della Camera dei Segreti, insomma. Ma prima di arrivare lì, sempre che ci si arrivi, di panini bisogna mangiarne un bel po’. Per capirci, le uniche autrici italiane in campo fantastico che sono oggi – in termini di vendita – in condizioni di avere un agente sono Elisabetta Gnone, Moony Witcher e Licia Troisi. E non ho idea se qualcuna delle tre comunque e ne avvalga.

Non prendete l’editore come un nemico: l’editore ha pochissimo tempo e quel poco non può usarlo per stare a rispondere ad aspiranti autori che si ostinano a non seguire le sue regole o, peggio, a non avere idee sul punto di partenza. L’editore non è lì per dare consigli su come muoversi nel campo dei libri. Molti invece fanno questo errore. Non solo: ho visto casi in cui l’aspirante autore si incaponiva se riceveva una risposta seccata, replicando offeso. Io vi dico che nella maggior parte dei casi, se fate così, non riceverete più risposta e sarete inevitabilmente bollati come dilettanti. Ma se anche vi andasse di lusso e l’editore fosse particolarmente sollecito e tentasse di rispiegarvi quel che vi ha già detto, non abusatene. Lui investe il suo tempo valutando manoscritti che ha già sul tavolo. Se dovesse dispensare consigli agli scrittori, vagliare le loro idee e cose del genere, aprirebbe una rubrica su qualche giornale. Non fate l’errore di confondere le due cose.

Quando vi proponete a un editore, tenete presente che lui fa il suo mestiere, che è, prima di tutto, trovare libri che possano vendere.
E l’Arte e la Conoscenza, dove la mettiamo? L’Arte e la Conoscenza, purtroppo, vengono dopo. Questo non significa che vengano trascurate, ma in un Paese come il nostro, in cui c’è più gente che scrive rispetto a quella che legge, se bussa alla porta un calciatore famoso con le sue barzellette, state certi che il vostro manuale di filosofia passerà in coda. Naturalmente è vostro diritto cambiare rotta e rivolgervi altrove, ma evitate di incavolarvi con l’editore perché si è fatto scappare il bestseller del futuro. Non serve.

Se il vostro libro sarà veramente il bestseller del futuro, tale splendido frutto sarà semplicemente raccolto da altri, e l’editore che vi ha rifiutato farà quello che – ne sono convinta – stanno tuttora facendo le case editrici che rifiutarono Harry Potter e la Pietra Filosofale (le fonti oscillano riportando fra la decina e la dozzina il numero di tali poco avveduti editori). Ovvero: mangiarsi i gomiti. Sarà la vostra migliore vittoria.

Il panorama di cui sopra è triste ma, al momento, è così. Cambiare le cose sta anche a noi lettori. E questo mi conduce a due considerazioni: anzitutto, come trattate voi i libri degli altri? Quando esce un nuovo libro lo bollate subito come una schifezza senza manco averlo sfogliato (vedi l”esempio di cui sopra a proposito degli scrittori italiani di fantasy)? O pensate che l’autore sia un raccomandato solo perché è riuscito a fare una cosa che voi non siete ancora riusciti a fare? Se la risposta è sì, allora chiedetevi perché gli altri dovrebbero guardare diversamente al vostro prodotto. Ecco un esempio spicciolo di quell’umiltà di cui parlavo sopra.

 

 

La seconda considerazione è che, visto il non idilliaco panorama fin qui descritto, gli unici che puntano ancora qualcosa sugli esordienti sono, paradossalmente, i piccoli editori, piuttosto che i grossi. Questo per molteplici motivi: primo, i grossi sono invasi ogni giorno da manoscritti, al punto di dover scartare a volte anche quelli buoni, perché hanno comunque di meglio (in termini di validità ma anche di nomi già famosi) su cui investire. Questo fattore non me lo sono sognato ma mi è stato detto da qualcuno che lavora in una grossa casa editrice. Non che i piccoli editori non vengano altrettanto inondati di carta, ma percentualmente lo sono in misura minore e quindi quel buono che vien lasciato andare dal grosso potrebbe trovare la via della pubblicazione mediante il piccolo.

Il secondo motivo per cui il piccolo editore, specie se giovane, considera di più la qualità, è perché ha tutto l’interesse a formarsi un buon catalogo, che è la sua migliore credenziale per affermarsi. E siccome un nome grosso raramente va a proporgli la sua qualità, ecco che un buon lavoro di un esordiente può risultare prezioso.

Naturalmente, questo investimento sull’esordiente sarebbe una spesa ridicola da parte di un grosso editore (che spesso arriva invece in seconda battuta a fare la corte all’autore se questi si è rivelato una gallina dalle uova d’oro, risparmiandosi i costi e la fatica di averla allevata), ma altrettanto non è per il piccolo editore: si tratta di un grosso rischio e quindi di un grosso sforzo. Ecco perché la piccola editoria andrebbe sostenuta, soprattutto da quei lettori che a loro volta aspirano a essere pubblicati.

Del resto anche la Rowling ha pubblicato con un editore all”epoca nato da poco, Bloomsbury. Mentre alcuni editori grossi e affermati sono stati da lei collezionati solo all’estero e nel corso del tempo, quando la saga ha iniziato a ingolosire i pesci grossi che si sono accaparrati i diritti nei rispettivi Paesi.

Come al solito, a quanto sopra c’è sempre l’eccezione alla regola: la sconosciuta
Licia Troisi, alla fine degli anni Novanta, invia il suo manoscritto incentrato sull’eroina Nihal e strappa un contratto nientemeno che con Mondadori. Come dicevo, ogni libro ha una storia a sé da raccontare.

Nel campo fantasy, è da notare però che, per quanto riguarda i grossi editori italiani, da un paio d’anni a questa parte, forse complice il successo del quindicenne Paolini, c’è una rincorsa a un particolare tipo di esordiente: quello minorenne. Se rientrate in questa categoria, non tenete conto del paragrafo precedente almeno per un altro anni (tempo entro cui, ne sono convinta, questo fenomeno si spegnerà, per una serie di ragioni che non sto a esaminare perché andremmo troppo fuori tema).

Tenete presente anche un”altra cosa: spesso ormai l’editore va in cerca dell’autore, specialmente oggi, nell’era di Internet. Ci sono parecchi casi italiani in cui l’autore è stato notato su un sito (magari di fan fiction) o su un blog. Evidentemente l’editore aveva in mente un certo prodotto per una certa collana e non avendo sottomano un manoscritto che soddisfacesse quei requisiti se l’è andato a cercare frugando in un target apposito. E non si tratta di leggende metropolitane: sono casi editoriali di cui hanno parlato anche i giornali. Un esempio è quello di
Pulsatilla, col suo La Ballata delle Prugne Secche, che fra l”altro ha venduto un botto.

In campo internazionale, un altro esempio è quello di Francisca Solar, autrice di una fan fiction fiume dedicata proprio a Harry Potter. Il numero di download della sua opera ha raggiunto numeri così consistenti da indurre un editore a proporle la pubblicazione non della fan fiction – che per ovvi motivi di copyright non poteva essere pubblicata – ma del romanzo originale che la Solar aveva nel cassetto.
Io stessa, nel mio piccolissimo microscopico, posso dire che
L’Incantesimo Harry Potter ed Harry Potter a Test mi sono stati proposti, grazie al fatto che, all’epoca, sono stata una delle prime a scrivere articoli tematici su testate web.
Stessa cosa per
Ilaria Katerinov, notata dall’editore di Lucchetti Babbani e Medaglioni Magici per via di una tesina linguistica a tema potteriano che ella aveva pubblicato su suo sito e che poi le è stato chiesto di ampliare e trasformare in vero e proprio saggio.

Questo non vuol dire, ovviamente, che la tradizionale ‘submission’ non possa essere accettata: è solo per sottolineare che il web ha aperto nuovi orizzonti nell’editoria. E a mio avviso più possibilità.



FINE PT.1